Giorno 28
243. QUARTA PRATICA. Avranno una speciale devozione per il grande mistero dell’Incarnazione del Verbo, il 25 marzo, che è il mistero tipico di questa devozione. Essa infatti è stata ispirata dallo Spirito Santo:
1°. per onorare e imitare la misteriosa dipendenza che il Figlio di Dio ha voluto avere da Maria, a gloria di Dio suo Padre e per la nostra salvezza; tale dipendenza appare in modo particolare in questo mistero, nel quale Gesù Cristo è come prigioniero e schiavo nel seno della divina Maria e da lei dipende in ogni cosa;
2°. per ringraziare Dio delle grazie eccezionali che ha fatto a Maria e particolarmente di averla scelta come sua degnissima Madre: scelta che è avvenuta in questo mistero. Ecco i due fini principali della schiavitù di Gesù Cristo in Maria.
244. Ti prego di osservare come io dica di solito: schiavo di Gesù in Maria, o schiavitù di Gesù in Maria. In verità, come molti hanno fatto finora, si può anche dire: schiavo di Maria, o schiavitù della Santa Vergine; ma credo sia meglio dirsi schiavo di Gesù in Maria, come il Tronson, superiore generale del Seminario di San Sulpizio, famoso per la sua rara prudenza e per la pietà consumata, lo ha consigliato a un ecclesiastico che lo consultava a questo proposito. Ecco il perché.
245. 1°. Poiché viviamo in un secolo pieno di orgogliosi, con tanti intellettuali pieni di se, spiriti forti e critici, che trovano a ridire anche sulle pratiche di pietà più solide e meglio motivate, per non dare loro occasione di critica senza necessità, è meglio dire schiavitù di Gesù Cristo in Maria, o dirsi schiavo di Gesù Cristo, piuttosto che schiavo di Maria. Così facendo, la presente devozione prende nome da Gesù Cristo, suo fine ultimo, piuttosto che da Maria, che è il cammino e il mezzo per arrivare a questo fine; ma in realtà si può usare l’una o l’altreaspressione, senza scrupolo, come faccio io. Per esempio, se uno viaggia da Orleans a Tours, passando per Ambo i se, può ben dire che va ad Amboi se, o che va a Tours; che è in cammino per Amboise, o per Tours; la differenza tuttavia è che Amboise rappresenta la strada dritta per andare a Tours, e che in effetti è Tours il fine ultimo e il termine del viaggio.
246. 2°.Poiché il mistero principale che si vuol celebrare e onorare in questa devozione è il mistero dell’Incarnazione, nel quale Gesù Cristo papare in Maria, fatto uomo nel suo grembo, è più appropriato dire schiavitù di Gesù in Maria, di Gesù che abita e regna in Maria, come dice quella bella preghiera recitata da persone illustri: «O Gesù vivente in Maria, vieni e vivi in noi, nel tuo spirito di santità… ».
247. 3°. Questo modo di esprimersi sottolinea meglio l’intima unione che c’è tra Gesù e Maria. Essi sono così intimamente uniti, che l’uno è tutto nell’altro: Gesù è tutto in Maria, e Maria è tutta in Gesù; o piuttosto, ella non esiste più, ma è Gesù solo che è in lei; si potrebbe più facilmente separare la luce dal sole, che Maria da Gesù: tanto che Gesù Cristo Signore può essere chiamato Gesù di Maria, e la Vergine Santa può essere detta Maria di Gesù.
248. Il tempo non mi permette qui di fermarmi a spiegare le eccellenze e le grandezze del mistero di Gesù che vive e regna in Maria, cioè dell’Incarnazione del Verbo. In due parole, voglio solo dire che abbiamo qui il primo mistero di Gesù Cristo, il più nascosto, il più alto e il meno conosciuto. E’ in questo mistero che Gesù, in accordo con Maria e nel suo grembo – chiamato per questo dai santi: la sala dei segreti di Dio – ha scelto tutti gli eletti. In questo mistero egli ha operato tutti i misteri della sua vita che sono venuti in seguito, poiché li aveva accettati: «Entrando nel mondo, Cristo dice: Ecco, io vengo per fare, o Dio, la tua volontà… Perciò questo mistero è una sintesi di tutti i misteri; esso contiene la volontà e la grazia di tutti gli altri. E infine, questo mistero è il trono della misericordia, della liberalità e della gloria di Dio. Trono della sua misericordia verso di noi, poiché non ci possiamo avvicinare a Gesù, né parlargli, se non per mezzo di Maria; non possiamo vedere Gesù, né parlargli, se non mediante Maria. Ora Gesù ascolta sempre la sua cara Madre e concede sempre la sua grazia e la sua misericordia ai poveri peccatori: «Accostiamoci dunque con fiducia al trono della grazia». E’ il trono della sua liberalità verso Maria poiché, mentre questo nuovo Adamo dimorava in questo paradiso terrestre, operava tante meraviglie nel segreto, che né gli angeli, né gli uomini possono comprende- re; ecco perché i santi chiamano Maria la magnificenza di Dio, come se Dio non fosse magnifico che in Maria. Ed è il trono della gloria che Gesù rende al Padre suo: è infatti in Maria che Gesù Cristo ha placato in modo perfetto il Padre suo, irritato contro gli uomini; ed ha riparato in modo perfetto la gloria che il peccato aveva portato via; con il sacrificio che gli fece della sua volontà e di se stesso, gli rese più gloria che non tutti i sacrifici dell’Antica Legge; insomma gli ha reso una gloria infinita che mai il Padre aveva ancora ricevuto da parte dell’uomo.
249. QUINTA PRATICA. Avranno una grande devozione per l’AveMaria e ameranno recitare questo angelico saluto, di cui pochi cristiani, anche istruiti, conoscono il valore, il merito, la grandezza e l’importanza. Per mostrarne il valore, la Vergine Santa ha dovuto apparire più volte a dei grandi santi, altamente illuminati, come a san Domenico, san Giovanni da Capistrano, al beato Alain de la Roche. Essi hanno poi riempito interi volumi, esponendo le meraviglie e l’efficacia di questa preghiera nella conversione delle anime; hanno scritto con profondità e hanno predicato in pubblico che la salvezza del mondo è iniziata con l’Ave Maria,e che la salvezza di ciascuno è legata a questa preghiera; una preghiera che ha procurato il frutto di vita a una terra secca e sterile e che, se recitata bene, fa germogliare nelle anime la parola di Dio e porta il frutto di vita, Gesù Cristo; e che l’Ave Mariaè una celeste rugiada che bagna la terra, cioè l’anima, perché porti frutto a suo tempo, e che un’anima che non sia irrorata da questa preghiera o rugiada celeste, non porta nessun frutto e non produce che rovi e spine, e va incontro alla condanna.
250. Ecco ciò che la Santa Vergine ha rivelato al beato Alain de la Roche, come è scritto nel suo libro De Dignitati Rosarii, riferito poi da Cartagena: «Sappi, figlio mio, e fallo conoscere a tutti, che un segno probabile e vicino di dannazione eterna sta nell’avere avversione, o nell’essere indifferenti, o negligenti, nella recita del Saluto angelico, che ha salvato il mondo intero».Sono parole consolanti e terribili nello stesso tempo: si esiterebbe a crederle se non fossero garantite da questo santo uomo, e da san Domenico prima di lui, e poi da altri illustri autori, lungo l’esperienza di diversi secoli. Si è sempre notato infatti che coloro che portano il segno di condanna come gli eretici e i falsi credenti, gli orgogliosi e i mondani, odiano o disprezzano l’Ave Maria e il Rosario. Gli eretici accettano ancora e recitano il Padre Nostro, ma non l’Ave Maria, ne il Rosario; li aborriscono: porterebbero addosso più volentieri una serpe, che una corona del Rosario. E così gli orgogliosi: pur essendo cattolici, ma avendo le stesse inclinazioni di Lucifero, loro padre, disprezzano l’Ave Maria, o ne sono indifferenti, e considerano il Rosario come una devozione da donnette, buona solo per gli ignoranti e per quelli che non sanno leggere. Al contrario invece, si è visto che, per esperienza, quelli e quelle che portano i grandi segni della salvezza, amano, gustano e recitano con gioia l’Ave Maria; e più essi sono di Dio, e maggiormente amano questa preghiera. E’ ciò che la Santa Vergine dice ancora al beato Alain, dopo le parole riferite sopra.
251. Io non so come e perché questo succeda, ma so che è vero; e anch’io non ho un miglior segreto per conoscere se una persona è di Dio, che quello di verificare se ama dire l’Ave Mariae il Rosario. Dico: se ama recitarla, perché può succedere che un’anima sia nell’impossibilità naturale o anche soprannaturale di farlo, ma la ama sempre e la ispira agli altri.
252. Anime dei veri credenti, schiave di Gesù in Maria, sappiate che dopo il Padre nostro,
la preghiera più bella di tutte è l’Ave Maria. E’ il complimento più perfetto che possiate rivolgere a Maria, poiché è quello che l’Altissimo le rivolse, per mezzo di un arcangelo, per conquistarne il cuore; e fu così efficace sul cuore di lei, a causa dei segreti incanti di cui è pieno, che Maria diede il proprio consenso all’Incarnazione del Verbo, malgrado la sua profonda umiltà. E’ ugualmente per mezzo di questo commplimento che voi conquisterete il suo cuore infallibilmente, se lo direte come si deve.
253. L’Ave Maria recitata bene, cioè con attenzione, devozione e semplicità, è – al dire dei santi – il nemico del demonio, che mette in fuga, e il martello che lo schiaccia; è la santificazione dell’anima, la gioia degli angeli, la melodia dei veri credenti, il cantico del Nuovo Testamento, il gaudio di Maria e la gloria della santissima Trinità. L’Ave Mariaè una celeste rugiada che rende feconda l’anima; è un bacio casto e amoroso che viene dato a Maria; è una rosa rossa che le viene presentata, una preziosa perla che le viene offerta; è una coppa di ambrosia e di nettare divino che le si porge. Sono tutte immagini usate dai santi.
254. Vi prego quindi vivamente, per l’amore che vi porto inGesù e Maria: non vi basti recitare la piccola corona della Santa Vergine, ma dite il Rosario ogni giorno, anche intero se ne avete il tempo; nell’ora della vostra morte, benedirete il gionro e l’ora in cui mi avete dato retta; infatti, dopo aver seminato benedicendo Gesù e Maria, raccoglierete benedizioni eterne in cielo: «Chi semina con larghezza, con larghezza raccoglierà»