🟢 XXVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - 27 SETTEMBRE 2026
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📌 VANGELO DELLA DOMENICA
Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 21,28-32
In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: «Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli. Si rivolse al primo e disse: “Figlio, oggi va’ a lavorare nella vigna”. Ed egli rispose: “Non ne ho voglia”. Ma poi si pentì e vi andò. Si rivolse al secondo e disse lo stesso. Ed egli rispose: “Sì, signore”. Ma non vi andò. Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?». Risposero: «Il primo».
E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. Giovanni infatti venne a voi sulla via della giustizia, e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, avete visto queste cose, ma poi non vi siete nemmeno pentiti così da credergli».
LE PAROLE DEI PAPI
Con la sua predicazione sul Regno di Dio, Gesù si oppone a una religiosità che non coinvolge la vita umana, che non interpella la coscienza e la sua responsabilità di fronte al bene e al male. Lo dimostra anche con la parabola dei due figli, che viene proposta nel Vangelo di Matteo (cfr 21,28-32). All’invito del padre ad andare a lavorare nella vigna, il primo figlio risponde impulsivamente “no, non ci vado”, ma poi si pente e ci va; invece il secondo figlio, che subito risponde “sì, sì papà”, in realtà non lo fa, non ci va. L’obbedienza non consiste nel dire “sì” o “no”, ma sempre nell’agire, nel coltivare la vigna, nel realizzare il Regno di Dio, nel fare del bene. Con questo semplice esempio, Gesù vuole superare una religione intesa solo come pratica esteriore e abitudinaria, che non incide sulla vita e sugli atteggiamenti delle persone, una religiosità superficiale, soltanto “rituale”, nel brutto senso della parola. (Papa Francesco - Angelus, 27 settembre 2020)
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📌 «I PUBBLICANI E LE PROSTITUTE VI PASSANO AVANTI NEL REGNO DI DIO»
Bene, carissimi, siamo giunti a questa XXVI Domenica nella quale la Chiesa ci dona questo brano di Matteo che, ancora una volta, come sempre fa la Parola di Dio, ci mette al muro, ci spiazza, ci chiama fortemente a conversione. Perché già questa è la Buona Notizia, la notizia che attende l’uomo di ogni tempo e di ogni secolo: la capacità, data all’uomo, della conversione. C’è un midrash ebraico nel quale si dice che, dopo la caduta degli angeli, Dio capì che qualcosa mancava. È un raccontino, però abbastanza sapienziale. E quando mise mano alla creazione dell’uomo creò quello che prima mancava: la teshuvah, il ritorno, la capacità della conversione. Tant’è vero che non agli angeli, ma agli uomini è data questa possibilità. Fin quando l’uomo è in questo pellegrinaggio terreno, fino all’ultimo, il Signore mette in atto tutte quelle opere di seduzione, tutti quegli escamotage per poter convincere il cuore dell’uomo, poterlo condurre al Cielo e poterlo far innamorare del suo Dio.
E allora la parabola di oggi il Signore la dona, dice il testo di Matteo, ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo, cioè alle persone più religiose al tempo di Gesù, alle persone più pie, più osservanti tanto il culto quanto la morale e l’etica, persone ineccepibili: quello che erano ai suoi tempi i farisei. Noi usiamo questo termine in maniera dispregiativa, ma in realtà il popolo amava i farisei, perché erano persone integre, oneste, coerenti. Oggi la coerenza va così di moda, almeno nel dirlo! Ma questo non ha nulla a che fare con la salvezza e con un cuore capace di accogliere la salvezza e di convertirsi. Tant’è vero che, come sempre vi ribadisco, uomini religiosi e pii hanno crocifisso il Cristo, non certo prostitute e pubblicani. Ma tra i nemici del Cristo, i deicidi erano proprio le persone più squisite, più integre, coerenti, osservanti la Legge mosaica, pie, religiose, devote e chissà quante volte pregavano, anzi sicuramente cinque volte al giorno, perché già questa pratica era ben consolidata al tempo di Gesù. Eppure loro, vi ripeto, e non le prostitute e i pubblicani, hanno ucciso il Dio d’Israele e la manifestazione che in Lui si è data, in Gesù, della Misericordia del Padre.
Allora Gesù rivolge questo Vangelo proprio a coloro che, come dice anche in un altro passo in Luca, hanno l’intima presunzione di essere giusti, di essere come questo secondo figlio di cui ci parla la parabola: esteriormente sembrano persone coerenti, persone che compiono i dettami del Decalogo, della Legge divina, quelli che noi oggi possiamo definire i praticanti del culto. Persone che tendenzialmente, esteriormente, non commettono peccati sociali o peccati che possono essere immediatamente riprovati. Però Gesù svela l’ipocrisia di questi falsi e pietosi “sì”: alla fine non fanno la volontà di Dio.
Questa è la tentazione più grave, tipica dell’uomo religioso: farsi un Dio a propria immagine e somiglianza. Crearsi un feticcio del proprio ego e poi battezzarlo con il nome di Gesù, Maria, qualche Santo, il culto, la Messa domenicale, il Santo Rosario e tutte le altre pratiche religiose; ma alla fine, gratta gratta, essere nemici della volontà di Dio, ostinati a realizzare e ottenere da Dio quella che potremmo definire la preghiera perversa che sale a Dio come una bestemmia: usare le cose di Dio per obbligare Dio a fare non la propria volontà, cioè quella di Dio, ma quella personale. L’uomo religioso usa Dio e le cose di Dio per assoggettare, follemente potremmo aggiungere, la divinità alla propria volontà. E questa perversione Gesù la smaschera senza alcun indugio quando, anche in un altro brano, dice: «Non chi dice: Signore, Signore, entrerà nel Regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli».
Perché, vi ripeto, è facile cadere nel trabocchetto dei farisei, è facile cadere in queste maglie: tutti lì trincerati dietro la tradizione, che è più tradizionalismo che altro, dietro un rigorismo etico, dietro un’ortodossia dottrinale, un’ortoprassi; ma alla fine guai a metterli in discussione, guai a non realizzare la loro volontà! Sono battaglie tra gli uomini e contro Dio. E infatti, quando si presenta lo scandalo della Croce, quando si presenta la volontà di Dio diversa — «Le mie vie non sono le vostre vie, i miei sentieri non sono i vostri sentieri; quanto il cielo sovrasta la terra, tanto le mie vie sovrastano le vostre vie» — quando l’uomo religioso è provato al fuoco della prova, della Croce, del fallimento, della mortificazione, dell’umiliazione, esce fuori tutto il livore dell’uomo vecchio, dell’uomo carnale, che non vuole piegarsi alla volontà di Dio e quindi ne diventa nemico fino al deicidio.
Certo, noi siamo troppo religiosi e abbiamo duemila anni di cristianesimo per prenderne coscienza. Ma dove uccidiamo Cristo nei nostri fratelli? Dove uccidiamo Cristo nella pecora perduta? Dove uccidiamo Cristo nella pecora ferita? Quello che Gesù sottolinea in questo Vangelo, e quello che abbiamo visto anche negli ultimi Vangeli di questo tempo, è che nel peccatore si mostra veramente, paradossalmente, il Corpo di Cristo sfigurato e crocifisso. E quando noi ci gettiamo con impeto, con giustizialismo e rigorismo contro il fratello ferito, contro il peccatore, contro quello che noi possiamo considerare e giudicare un’anima perduta, è lì la presenza di Cristo sofferente. Perché, come diceva Gesù a Santa Caterina da Bologna, fin quando l’anima non lascia il corpo e in piena volontà si autoconsegna all’inferno, quell’anima è attaccata al Cristo. Capite? Fin quando un uomo è in vita è attaccato a Gesù e quando ci scagliamo contro i fratelli, a diritto o no, noi ci scagliamo contro il Cristo.
Questo non lo comprendiamo. Quando invochiamo la sedia elettrica per i pedofili e invochiamo la castrazione chimica per i pedofili, o la sedia elettrica magari per i politici o per qualsiasi altro genere di empio, noi ci scagliamo contro Cristo sofferente, perché quell’anima, redenta da Gesù, battezzata o meno, ancor di più se battezzata, è innestata nel Corpo di Cristo e fino a quando rimane nel corpo, fino all’ultimo respiro, Cristo in tutti i modi, il Padre con tutte le sue energie e le sue fantasie, cercherà di salvare quel suo figlio. Allora capite perché è pericolosa ogni forma di rigorismo, ogni forma di tradizionalismo, ogni forma di pretesa di perfezione e di purità.
Tant’è vero che sempre io vi ricordo che la Chiesa lungo i secoli non ha mai condannato per eresia i peccatori, le prostitute, i ladri — mettete tutto quello che volete — ma sempre i rigoristi, sempre i puritani. Che grande male hanno fatto alla Chiesa! Pensate ai protestanti: tutto il protestantesimo, qualsiasi padre della Riforma, nasce da un desiderio di una Chiesa puritana, fatta di perfetti, scandalizzati invece dalle piaghe sofferenti di Cristo Signore. Anche ai tempi di Gesù si velavano il volto, come dice il profeta guardando profeticamente la scena del Cristo sfigurato: «Non aveva più neanche l’aspetto di un uomo». E tutti piangevano di fronte a quello spettacolo orribile. Tutte le donne di Gerusalemme piangevano. E cosa dice Gesù alle donne di Gerusalemme? «Figlie di Gerusalemme, perché piangete su di me? Piangete su voi stesse e sui vostri figli, perché se così viene trattato l’albero verde, che cosa ne sarà dell’albero secco?»
Allora, carissimi, ogni qualvolta ci scagliamo contro noi stessi per le nostre debolezze, i nostri peccati, i nostri caratteri, e ci irritiamo anche contro i peccati, le sofferenze e le ferite degli altri, noi torniamo a disprezzare il Cristo crocifisso.
E allora comprendete ancora meglio la forte provocazione che ci viene dal Vangelo di oggi. Qui entra perfettamente anche la prima lettura di Ezechiele. Nessuno giudichi gli altri prima del tempo, perché quello che oggi ti può sembrare un santo, un santone, una persona squisita, soltanto alla fine si farà verità. L’opera di Dio si prova nella perseveranza, non in ciò che appare. Infatti la prima lettura dice: voi direte che Dio è ingiusto se una persona è integra e poi alla fine della sua vita cambia, viene sedotta dal male. E cosa dice la Scrittura? Perirà per il male commesso. E noi diremmo: «Ma come? Tutti i sacrifici che ha fatto? Tutte le preghiere che ha fatto?».
È esattamente quello che dice il figlio maggiore nella parabola del figlio prodigo: «Io da una vita ti servo come uno schiavo tra i tuoi servi!». Ebbene, quel figlio maggiore si è autoescluso dalla festa. E perché si è autoescluso dalla festa? Perché non ha riconosciuto, attraverso la paternità del padre, la fraternità che lo legava al fratello peccatore e pentito. Dice: «Questo tuo figlio». E invece il padre gli risponde: «Questo tuo fratello», ricordandogli che è nel fratello che siamo chiamati a riconoscere, amare e servire Dio. Questo ce lo ricorda anche Giovanni nella sua lettera: chi può dire di amare Dio che non vede, se non ama il fratello che vede? È lì che si nasconde Cristo. Lì si nascondono le sue piaghe, che aspettano che noi possiamo riconoscerle e adorarle nel fratello ferito.
E quale peggior ferita, quale peggior degrado di quello morale? Noi ci commuoviamo, perché siamo tutti di carne, tutti mondani, verso gli immigrati, verso le persone che soffrono nella carne. Ma delle vere sofferenze che portano all’inferno, quelle dell’anima, quelle dello spirito, non ce ne interessiamo per nulla! È già un miracolo se pratichiamo il culto noi; ma se figli, nipoti, amici, parenti hanno abbandonato e praticamente rinnegato Cristo, di quelle piaghe spirituali ce ne disinteressiamo quasi totalmente. Basta che la carne sia sazia e gli appetiti affettivi ben saziati. Parlando degli altri e molte volte anche di noi stessi.
Allora qui il Signore ribalta la logica mondana, ribalta la logica carnale. Ed è chiaro quello che il Signore cerca: non superuomini, uomini impeccabili, uomini rigoristi, uomini “coerenti” — che parola brutta, non la troverete mai nel Santo Vangelo! — ma peccatori penitenti. Peccatori che non hanno la presunzione di essere migliori degli altri, ma che, come dice Paolo nella seconda lettura, avendo i sentimenti di Cristo, stimano gli altri superiori a sé.
Allora vuoi sapere se hai i sentimenti di Cristo? Non ti scandalizzi di nessun peccato e ami qualsiasi peccatore. Ma se dentro di te senti l’ira del giudizio, del giustizialismo verso chi pecca ai tuoi occhi e secondo i tuoi criteri — e magari davanti a Dio è un santo, ma con i tuoi criteri mondani siamo pronti subito ad etichettare e condannare le persone come insalvabili — bene, carissimi, quello mostra che non hai lo Spirito di Cristo, che non gli appartieni, che non hai gli stessi sentimenti di Gesù. Gesù ha davanti Giuda impenitente e lo chiama: «Amico». Amico! Questo è il Cuore di Cristo. Questi sono gli agnelli: coloro che non hanno più nemici, perché amano i loro nemici.
Per Cristo il suo peggior nemico e traditore è ancora un amico da amare, da sedurre fino all’ultimo, senza mai stancarsi. Questo è il Buon Pastore che lascia i novantanove che credono di non avere bisogno di conversione per andare alla ricerca della pecora perduta.
Ed ecco perché Gesù dice: «I pubblicani e le prostitute vi precedono nel Regno di Dio». Non usa il futuro: «vi precederanno». No! Dice: «vi precedono». È presente. Perché chi ha il cuore ferito è pronto ad ascoltare, sa di avere bisogno di conversione ed è pronto a qualsiasi cosa pur di salvarsi. Come uno al quale diagnosticano un cancro terminale: vi assicuro che fa carte false, è pronto a vendere tutti i suoi averi, per sé o per i propri familiari, pur di salvarsi, pur di andare magari in America.
E noi invece, che ci sentiamo giusti, pensiamo di non avere alcun rischio di finire con tutte le scarpe all’inferno! Magari anche la domenica a Messa andiamo, se è a due passi o a qualche chilometro. Questo è essere carnali, carissimi: stimare le cose della carne superiori a quelle dello spirito. E invece l’uomo legalista, il perbenista, l’uomo che il mondo è pronto ad onorare e al quale è pronto a dare premi e riconoscimenti, ci appare come il modello.
Che il Signore ci svegli dal nostro torpore e dalla nostra mediocrità spirituale! Lo sappiamo: Gesù è chiaro nell’Apocalisse: «Magari foste freddi», come ladri e prostitute: io vi riscalderei! Ma siete tiepidi, mediocri, e vi vado a vomitare dalla mia bocca. Queste sono le anime che certamente finiranno all’inferno, perché non avendo riconosciuto l’Amore di Dio sui loro peccati non possono perdonare i peccati degli altri.
Perché l’amore è soprattutto atto di gratitudine. È solo chi molto è perdonato che molto amerà; ma chi crede di avere bisogno di poco perdono, poco o niente sarà in grado, capace e desideroso di perdonare l’altro.
E allora è per questo che Gesù mette quella clausola nel Padre nostro, che poi la Conferenza Episcopale Italiana, non soddisfatta, ha pure sottolineato con quell’«anche», come se non bastassero le parole di Gesù: «Rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori»; la traduzione letterale: «come noi li rimettiamo». Non erano felici: «come anche noi»! Ecco, proprio per dire: tutti condannati all’inferno! Perché non è vero?
Chi non ama di cuore il proprio nemico, chi non perdona di cuore il proprio debitore, non si aspetti di avere aperto il cuore al perdono di Dio, perché solo i perdonati perdoneranno, solo coloro che hanno ottenuto Misericordia useranno misericordia. E allora l’amore all’avversario, al nemico, l’amore al malvagio, la capacità del perdono ci mostra e dimostra se il nostro cuore si è aperto al perdono di Dio. Ma chi non ha neanche consapevolezza dei propri peccati, come volete che si apra al perdono di Dio? Questi sono gli impenitenti finali, questi sono i reprobi, non i peccatori che alla fine hanno persino creduto a Giovanni il Battista.
E qui entra la fede, non le opere, come chiave per il Regno dei cieli. E non apriamo ora tutto il discorso che san Paolo fa tra la Legge che condanna e le opere della Legge che condannano, mentre le opere della fede, la fede salva. Ci sono opere sterili di vita eterna, anche se umanamente acclamate come giuste, e invece ci sono le opere della fede: il perdono, la misericordia, la non resistenza al male, il rispondere al male con il bene, l’amore ai propri nemici. Tutto quello che Gesù mostra nel Sermone della Montagna. Queste sono le opere della fede che non hanno niente a che fare con le opere della Legge, ma le compiono e le superano.
Ed è qui che comprendiamo fino in fondo san Paolo nella seconda lettura: «Abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù». E quali sono questi sentimenti? Cristo, pur essendo nella condizione di Dio, svuotò se stesso, la kenosis, l’annichilimento, assumendo la condizione di servo, umiliando se stesso fino alla morte e alla morte di Croce. Non si mette sopra l’uomo peccatore: scende. Non lo condanna dall’alto: entra nella sua miseria per salvarlo. Non fugge davanti alle nostre piaghe: le prende sopra di Sé. Questa è la vera Tradizione cristiana! Non sentirsi superiori: abbassarsi. Non giudicare dall’alto: servire dal basso. Non costruire muri attorno ai puri: andare a cercare chi si è perduto.
Questa è la Chiesa! La Chiesa non è il club dei perfetti. È il popolo dei peccatori raggiunti dalla Misericordia. La Chiesa non possiede Cristo per impedirgli di incontrare gli altri, ma esiste precisamente per portare Cristo agli altri. Guardiamoci allora dal trasformare la Chiesa nella casa del figlio maggiore: tutto ordinato, tutto corretto, tutto apparentemente fedele, ma con la porta chiusa proprio quando ritorna il fratello perduto. Che tragedia sarebbe una Chiesa nella quale il peccatore finalmente decide di tornare e trova sulla porta non il Padre che corre ad abbracciarlo, ma il fratello maggiore che gli domanda dove sia stato!
La domanda decisiva, allora, non è: «Chi è più peccatore?». La domanda è: «Chi si lascia convertire?». Non: «Chi ha sempre detto sì?», ma: «Chi oggi sta facendo la volontà del Padre?». Perché forse il pubblicano sta tornando. Forse la prostituta sta piangendo. Forse l’ateo sta cercando. Forse chi abbiamo giudicato sta combattendo una battaglia interiore che soltanto Dio conosce. E forse noi, mentre discutiamo su chi sia degno di entrare, rischiamo di rimanere fuori come il figlio maggiore.
Che il Signore ci dia questa misura, che sono i sentimenti di Cristo Gesù; che in questa kenosis, in questo svuotamento, in questo annichilimento che ha fatto per amore, ha mostrato al mondo il Cuore del Padre e il cuore dei suoi figli. Che il Signore ci dia la Grazia che questo Cuore palpiti anche in noi.
Sia lodato Gesù Cristo
Don Salvatore Albano
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📌 RIFLESSIONI
«Tu getterai in fondo al mare tutti i nostri peccati». (Michea 7, 19).
Che consolazione sapere che Dio perdona davvero ogni peccato se siamo pentiti! Lo sappiamo già, almeno a livello intellettuale, ma sentirlo e risentirlo, rivisitare spesso questo tema ci fa veramente bene. Gesù vuole che abbiamo fiducia in Lui, noi che senza di Lui non possiamo fare nulla di bene, incapaci di vincere il peccato.
L’espressione che usa Gesù in questo brano evangelico è volutamente forte. Egli non parla genericamente dei peccatori, ma di una categoria particolare di peccatori: “LE PROSTITUTE” e i “PUBBLICANI”. Le prime erano disprezzate, i secondi, ebrei esattori delle tasse al servizio dei romani, odiati come traditori e rinnegati.
Il Vangelo e il Nuovo Testamento abbondano di espressioni sulla Misericordia di Dio, ed anche nell’Antico Testamento troviamo Parole bellissime e tenerissime sulla Misericordia.
«Come il cielo è alto sulla terra, così è grande la sua Misericordia su quanti Lo temono; come dista l’oriente dall’occidente, così allontana da noi le nostre colpe» (Salmo 102, 11-12).
«Egli tornerà ad aver pietà di noi, calpesterà le nostre colpe. Tu getterai in fondo al mare tutti i nostri peccati» (Michea 7, 19).
«Così, vi dico, ci sarà più gioia in Cielo per un peccatore convertito, che per novantanove giusti che non hanno bisogno di conversione» (Luca 15, 7).
«Parla al mondo della Mia Misericordia!». Particolarmente ai Santi dell’epoca contemporanea Gesù ha parlato della sua Misericordia. Più la Chiesa avanza nel tempo, più Gesù si china sulla debolezza umana, per renderci più facile amarlo, per non farci scoraggiare dalla nostra peccaminosità, per vincere tutto con l’amore!
«Scrivi… parla al mondo della Mia Misericordia, del Mio Amore. Le fiamme della Misericordia Mi bruciano, desidero riversarle sulle anime degli uomini. Oh, che dolore Mi procurano quando non vogliono accettarle! Fa quanto è in tuo potere per la diffusione del culto della Mia Misericordia, Io completerò quello che ti manca. Di’ all’umanità sofferente che si stringa al Mio Cuore misericordioso e Io li colmerò di pace. Figlia Mia, di’ che sono l’Amore e la Misericordia in persona» (Santa Faustina Kowalska, “Diario”, n. 1074).
Maria Maddalena. Forse il brano evangelico più bello, oltre alla parabola del figliuol prodigo, è la conversione di Maria Maddalena. Lei è una figura bella e originale. Pensando a lei riprendiamo fiducia. Gesù la tratterà come una sorella, come una “santa sposa”, dando inizio, con lei, a tutte le sante amicizie spirituali (cfr. Santa Camilla Battista da Varano, “I dolori mentali di Gesù Cristo”).
Il Sacerdote e la pubblica peccatrice. La veggente austriaca Maria Simma (1915-2004) ebbe, per 50 anni, la visita delle Anime del Purgatorio. Era Dio che gliele mandava per poterle aiutare. Molte persone andavano da lei per sapere dei loro cari defunti, e cosa bisognava fare per loro, per farle uscire al più presto dal Purgatorio. Molto forte il racconto sulla sorte di due persone, tra cui una pubblica peccatrice.
«Ricordo un signore che venne da me con due nominativi per sapere cosa ne era di loro. Quando gli chiesi di raccontarmi qualcosa di queste persone, si rifiutò dicendo che mi aveva fatto questi nomi per vedere se dicevo il vero. Gli dissi: “D’accordo, mi dia tempo” e aspettai che una o l’altra anima si presentasse. Dopo circa un mese l’uomo ritornò chiedendomi se avevo delle risposte da dargli. Le avevo.
Un’anima, quella di un uomo, era negli strati più profondi del Purgatorio da cui non poteva ancora emergere mentre l’altra, di una donna, era volata subito in Paradiso senza alcuna sosta in Purgatorio. Gli feci vedere le testuali parole che avevo annotato nel momento in cui le avevo ricevute ed egli ebbe uno shock. Mi disse che ero una mistificatrice. Gli chiesi come potesse dire una cosa del genere e insistetti perché mi raccontasse di queste due persone, un uomo ed una donna.
L’uomo era un sacerdote. Secondo il mio ospite il migliore, il più pio sacerdote della sua zona, sempre in anticipo per la Santa Messa e l’unico ad attardarsi in Chiesa dopo la funzione, una persona eccezionale a parer suo. La donna, invece, aveva condotto un’esistenza squallida: l’uomo si dilungò nel descrivere i suoi vari e numerosi peccati per convincermi e, a dire il vero, incominciavo quasi a credergli. Per cui decisi di chiedere alle anime ulteriori spiegazioni. Forse avevo scambiato le risposte, attribuendo quella di una all’altra persona.
Dopo qualche tempo ci giunse la seconda risposta assolutamente identica alla prima: l’uomo era nel più profondo del Purgatorio mentre la donna era andata subito in Paradiso! Venne anche la spiegazione: la donna, che era deceduta per prima, era morta sotto un treno per un banale incidente. Nel momento in cui si vide persa ebbe il tempo di dire al Signore: “È giusto che Tu mi prenda perché così non potrò più offenderTi”. Questo unico pensiero fece sì che tutto il suo passato di peccato le fosse condonato. Andò direttamente in Paradiso senza passare dal Purgatorio.
Il sacerdote, invece, era come lo aveva descritto l’amico, ma non tralasciava mai di criticare chi non andasse a Messa in anticipo come lui; si era opposto alla sepoltura di questa donna nella zona consacrata del cimitero per la cattiva reputazione che aveva tra i suoi parrocchiani. Per le sue critiche continue ed i suoi giudizi, come questo riguardante la donna, si trovava agli ultimi gradini del Purgatorio.
Non dobbiamo mai, mai, giudicare o arrivare a conclusioni in base a ciò che pensavamo di sapere. Il mio ospite riconobbe queste verità, chiese umilmente perdono e se ne andò soddisfatto per le notizie da portare a chi le aspettava con ansia a casa» (Maria Simma con Nicky Eltz, “Fateci uscire da qui!!!”, pp. 80-81).
«Spingo la mia vita fra le tue braccia». «Dammi Te Stesso, Dio mio, restituiscimi Te Stesso. Io Ti amo. Se così è poco, fammi amare più forte. Non posso misurare, per sapere quanto manca al mio amore perché basti a spingere la mia vita fra le tue braccia e di là non toglierla finché ripari al riparo del tuo Volto. So questo soltanto: che tranne Te, per me tutto è male, non solo fuori di me, ma anche in me stesso; e che ogni mia ricchezza, se non è il mio Dio, è povertà» (Sant’Agostino, “Confessioni”, 13, 8, 9).
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📌 IN ASCOLTO DEI PADRI
Dalla «Lettera ai Filippesi» di SAN POLICARPO, vescovo e martire (Capp. 1, 1 – 2, 3; Funk, 1, 267-269)
Foste salvati gratuitamente
Policarpo e i presbiteri, che sono con lui, alla chiesa di Dio che risiede come pellegrina in Filippi: la misericordia e la pace di Dio onnipotente e di Gesù Cristo nostro salvatore siano in abbondanza su di voi.
Prendo parte vivamente alla vostra gioia nel Signore nostro Gesù Cristo perché avete praticato la parola della carità più autentica. Infatti avete aiutato nel loro cammino i santi avvinti da catene, catene che sono veri monili e gioielli per coloro che furono scelti da Dio e dal Signore nostro. Gioisco perché la salda radice della vostra fede, che vi fu annunziata fin dal principio, sussiste fino al presente e porta frutti in Gesù Cristo nostro Signore. Egli per i nostri peccati accettò di giungere fino alla morte, ma «Dio lo ha risuscitato sciogliendolo dalle angosce della morte» (At 2, 24), e in lui, senza vederlo, credete con una gioia indicibile e gloriosa (cfr. 1 Pt 1, 😎, alla quale molti vorrebbero partecipare; e sapete bene che siete stati salvati per grazia, non per le vostre opere, ma per la volontà di Dio mediante Gesù Cristo (cfr. Ef 2, 8-9).
«Perciò dopo aver preparato la vostra mente all’azione» (1 Pt 1, 13), «servite Dio con timore» (Sal 2, 11) e nella verità, lasciando da parte le chiacchiere inutili e gli errori grossolani e «credendo in colui che ha risuscitato nostro Signore Gesù Cristo dai morti e gli ha dato gloria» (1 Pt 1, 21), facendolo sedere alla propria destra. A lui sono sottomesse tutte le cose nei cieli e sulla terra, a lui obbedisce ogni vivente. Egli verrà a giudicare i vivi e i morti e Dio chiederà conto del suo sangue a quanti rifiutano di credergli.
Colui che lo ha risuscitato dai morti, risusciterà anche noi, se compiremo la sua volontà, se cammineremo secondo i suoi comandi e ameremo ciò che egli amò, astenendoci da ogni specie di ingiustizia, inganno, avarizia, calunnia, falsa testimonianza, «non rendendo male per male, né ingiuria per ingiuria» (1 Pt 3, 9), colpo per colpo, maledizione per maledizione, memori dell’insegnamento del Signore che disse: Non giudicate per non esser giudicati; perdonate e vi sarà perdonato; siate misericordiosi per ricevere misericordia; con la misura con cui misurate, sarà misurato a voi (cfr. Mt 7, 1; Lc 6, 36-38) e: Beati i poveri e i perseguitati per causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli (cfr. Mt 5, 3. 10).
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🙏🏻 PREGHIERA
Signore Gesù,
liberaci dalla presunzione di sentirci giusti
e dalla tentazione di giudicare chi è caduto.
Donaci il tuo sguardo,
capace di vedere non soltanto ciò che siamo stati,
ma ciò che la tua Grazia può ancora fare di noi.
Fa’ che la tua Chiesa non sia mai la casa dei perfetti, ma la casa del Padre,
dove ogni peccatore che ritorna
trovi una porta aperta, un abbraccio e una possibilità nuova.
Trasforma i nostri “no” in un “sì”,
donaci gli stessi sentimenti del tuo Cuore
e insegnaci a gioire ogni volta che un fratello ritorna a Te.
Amen.
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📌 SANTI E BEATI DEL GIORNO
Oggi veneriamo San Vincenzo de’ Paoli, sacerdote; San Caio, vescovo; San Fiorentino; Santa Iltrude, vergine; Santi martiri Adolfo e Giovanni, fratelli; San Bonfilio, vescovo; Sant’Elzeáro di Sabran; Beato Lorenzo da Ripafratta, sacerdote; Beato Giovanni Battista Laborier du Vivier, diacono e martire; Beati martiri Giuseppe Fenollosa Alcayna, sacerdote, e Fedele (Mariano) Climent Sanchés, religioso