Da non perdere

Orari delle Celebrazioni

Messe Festive

Periodo Estivo (Giugno - Settembre)

  • Sabato: ore 18.00 e ore 21.00*
  • Domenica: ore 10.00

Periodo Invernale (Ottobre - Maggio)

  • Sabato: ore 18.00 e ore 21.00*
  • Domenica: ore 11.00

* La Santa Messa delle ore 21.00 viene sospesa una volta al mese. Si consiglia di verificare sempre gli avvisi pubblicati sulla pagina Facebook della Parrocchia.

Messe Feriali

  • Da martedì a venerdì: ore 18.00.
  • Prima settimana del mese: la Santa Messa viene celebrata anche il lunedì alle ore 18.00.
  • Il Rosario viene recitato 30 minuti prima di ogni Santa Messa.

In caso di funerale la Santa Messa feriale può essere sospesa e celebrata in un altro orario, comunicato attraverso la pagina Facebook della Parrocchia.

Adorazioni e Prima Settimana del Mese

Durante l'anno

  • Martedì: Adorazione Eucaristica ore 17.30.
  • Venerdì: Adorazione della Croce ore 17.30.
  • Mercoledì: Liturgia della Parola per giovani e adulti ore 21.00.

Prima settimana del mese

  • Dal primo lunedì al primo mercoledì: Rosario ore 17.00, Adorazione ore 17.30, Santa Messa ore 18.00.
  • Primo giovedì: Rosario ore 16.30, Adorazione ore 17.00, Santa Messa ore 18.00.
  • Primo venerdì: Rosario ore 17.30, Santa Messa ore 18.00, Adorazione ore 18.45 con Confessioni
  • Primo sabato: Santa Messa ore 9.00, Adorazione ore 9.40.
  • Confessioni: Primo Mercoledì e Primo Giovedì del Mese dalle ore 17.00

Nei mesi di luglio e agosto tutte le adorazioni sono sospese, ad eccezione di quelle previste per il Primo Venerdì e il Primo Sabato del mese.

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Madonna dei Fiori Bordighera
Madonna dei Fiori Bordighera15 hours ago
💞 TRIDUO A NOSTRA SIGNORA DI LA SALETTE , primo giorno: la profezia dei campi

Con il Triduo a Nostra Signora di La Salette ci prepariamo a festeggiare la memoria liturgica dell’apparizione mariana, avvenuta il 19 settembre del 1846.

🎧 TEOLOGIA del MESSAGGIO DI LA SALETTE - PRIMA PARTE a cura di PADRE SERAFINO TOGNETTI
https://youtu.be/plu0b_RN-Lo?is=uZ-4Ixpdq86zM1Rb
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📌 LA STORIA

Nostra Signora di La salette – Era il 19 settembre del 1846 quando su una montagna nei pressi di La Salette-Fallavaux (Francia), due giovanissimi ragazzi, Maximin Giraud e Mélanie Calvat, rispettivamente di undici e quindici anni, ricevettero la grazia di veder apparire la Beata Vergine. Alle ore 15 circa di quel giorno, mentre i due giovani pascolavano, apparve loro un globo di fuoco. Da quella sfera luminosa videro apparire una “bella signora” (così definita dai pastorelli), in lacrime e con la testa fra le mani. I ragazzi non si resero conto subito che si trattava di Maria Vergine.
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📌 IL MESSAGGIO di Nostra Signora di La Salette

La Beata Vergine di La Salette si espresse ai due giovani ragazzi inizialmente in lingua francese e poi, nella seconda parte del discorso, con il dialetto locale, parlato anche dai ragazzi. Il messaggio che Maria affidò ai giovani pastorelli era di chiara ammonizione verso i peccatori che offendevano Dio con i due peccati che più attirano la Sua Giustizia: lavorare la Domenica invece di recarsi alla Santa Eucarestia e bestemmiare il nome Santo di Dio, con l’incarico di farlo sapere a tutto il popolo: «Se il mio popolo non vuole sottomettersi, sono costretta a lasciare libero il braccio di mio Figlio. Esso è così forte e così pesante che non posso più sostenerlo. Da quanto tempo soffro per voi!».
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📌 LA PROFEZIA dei campi

In una parte del messaggio affidato ai giovani, la Beata Vergine fece riferimento a esempi loro familiari, come la vita nei campi, per esprimere la sua sofferenza. «Se il raccolto si guasta, la colpa è vostra. Ve l’avevo dimostrato l’anno passato con le patate: voi non ci avete fatto caso. Anzi, quando ne trovavate di guaste, bestemmiavate il Nome di mio Figlio. Esse continueranno a marcire e quest’anno, a Natale, non ve ne saranno più».

La profezia si avverò immediatamente
Con questo messaggio, Maria ricordò ai pastorelli ciò che era avvenuto l’anno precedente: una tragica carestia e l’apparizione di una patologia delle patate, fece marcire tutto il raccolto. Non solo, il messaggio profetizzava che le patate avrebbero continuato a marcire fino a che non ce ne sarebbero più state. Ed effettivamente così fu, l’anno seguente, i contadini avevano piantato semi infetti. Andò tutto in rovina, in Francia e in tutta Europa.
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🙏🏻 TRIDUO a Nostra Signora di La Salette – PRIMO GIORNO

🎧 in audio su YouTube
https://youtu.be/e5P1CB06dXE?is=YKPxEehzbLRqOPul

O nostra Signora di La Salette, vera Madre addolorata, ricordati delle lacrime che hai versato per me sul Calvario; ricordati anche della cura che hai sempre avuto per me nel sottrarmi alla giustizia di Dio e guarda se, dopo aver fatto tanto per questo tuo figlio, puoi abbandonarlo. Rianimato da tale consolante pensiero, mi prostro ai tuoi piedi, nonostante le mie infedeltà e ingratitudini. Non respingere la mia preghiera, o Vergine riconciliatrice, ma convertimi e fammi la grazia di amare Gesù sopra ogni cosa, e anche di consolare Te con una Santa vita, affinché io possa un giorno contemplarti in Cielo. Così sia.

Nostra Signora di La Salette, riconciliatrice dei peccatori, ottienimi la grazia di santificare le feste e la domenica, giorno del Signore, come Egli chiede ai suoi figli. Intercedi inoltre, Madre addolorata, affinché sia estirpato dalla nostra Patria il grave peccato della bestemmia.

Nostra Signora di La Salette, prega per me che ricorro a Te.
Madonna dei Fiori Bordighera
Madonna dei Fiori Bordighera16 hours ago
🟢 MERCOLEDÌ della XXIV SETTIMANA DEL TEMPO ORDINARIO - 16 SETTEMBRE 2026

🎧 in audio su YouTube
https://youtu.be/bvU9SEaSZD8?is=h1DnKOx4PLXHH9WR

📌 VANGELO DEL GIORNO
Dal Vangelo secondo Luca
Lc 7,31-35

In quel tempo, il Signore disse:
«A chi posso paragonare la gente di questa generazione? A chi è simile? È simile a bambini che, seduti in piazza, gridano gli uni agli altri così:
“Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato,
abbiamo cantato un lamento e non avete pianto!”.
È venuto infatti Giovanni il Battista, che non mangia pane e non beve vino, e voi dite: “È indemoniato”. È venuto il Figlio dell’uomo, che mangia e beve, e voi dite: “Ecco un mangione e un beone, un amico di pubblicani e di peccatori!”.
Ma la Sapienza è stata riconosciuta giusta da tutti i suoi figli».

LE PAROLE DEI PAPI

“È proprio la classe dirigente quella che chiude le porte al modo col quale Dio vuole salvarci. E così si capiscono i dialoghi forti di Gesù con la classe dirigente del suo tempo: litigano, lo mettono alla prova, gli tendono trappole per vedere se cade, perché è la resistenza a essere salvati. Gesù dice loro: ‘Ma, io non vi capisco! Voi siete come quei bambini: vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato; vi abbiamo cantato un lamento e non avete pianto. Ma cosa volete?’; ‘Vogliamo la nostra: vogliamo fare la salvezza a modo nostro!’. È sempre questa chiusura al modo di Dio. (…) Loro non credono nella misericordia e nel perdono: credono nei sacrifici. 'Misericordia voglio, non sacrifici'. Credono in tutto sistemato, ben sistemato, tutto chiaro. Questo è il dramma della resistenza alla salvezza. Anche noi, ognuno di noi ha questo dramma dentro. Ma ci farà bene domandarci: (…) “Credo che Gesù è il Maestro che ci insegna la salvezza, o vado dappertutto ad affittare guru che me ne insegnino un’altra? Un cammino più sicuro o mi rifugio sotto il tetto delle prescrizioni e dei tanti comandamenti fatti da uomini? E così mi sento sicuro e con questa - è un po’ duro dire questo – sicurezza, compro la mia salvezza, che Gesù dà gratuitamente con la gratuità di Dio? Ci farà bene oggi farci queste domande. E l’ultima: io resisto alla salvezza di Gesù?”. (Francesco - Omelia Santa Marta, 3 ottobre 2014)
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📌 FIGLI DELLA MISERICORDIA PER RENDERE GIUSTIZIA ALLA SAPIENZA CROCIFISSA CON CUI DIO AMA OGNI UOMO

Come ci è venuto a cercare il Signore? Come ha vinto la nostra durezza e la nostra superficialità? Con amore infinito e pazienza smisurata. E' entrato nella nostra vita, si è sporcato, è venuto con noi, anche laddove abbiamo deciso di peccare. Non ci ha lasciati soli mentre ci dimenticavamo di Lui. Si è fatto peccato! Ah, ma questo è scandaloso! Sì, lo è, perché scandaloso è stato il nostrocuore, scandalosi i nostri peccati. Scandaloso l'esito della nostra vita lontana da Lui. Per questo, pur di strapparci al demonio, Gesù non ha avuto remore nel farsi giudicare come un "mangione e un beone" o come un "indemoniato". Si è fatto l'ultimo, obbediente alla volontà del Padre che lo spingeva nei bassifondi della storia, fin giù negli inferi. Lo ha fatto per noi, per te e per me, bambini capricciosi. Sesso, oggetti, vacanze, denaro, potere e prestigio, successo e visibilità, ecco i prodotti acquistati nelle nostre "piazze". E in mezzo al commercio che non ci ha mai arricchiti è giunta la sua Parola: quella seria e dura della verità che illumina i peccati, come "un lamento" nel quale avremmo potuto deporre le nostre lacrime. E quella dolce e compassionevole della misericordia, come di "un flauto" sulle cui note avremmo potuto danzare di gioia e gratitudine. Giovanni e Gesù: la Legge che rischiara e svela la realtà riportandola alla luce da sotto la crosta d'ipocrisia con cui l'abbiamo occultata, mettendo in ordine ciò che abbiamo messo in disordine. E la compassione che tocca l'impuro, che si fa samaritano pur di farsi prossimo di ogni eretico; che entra nelle case grondanti giudizi, perversioni, falsità, e si siede accanto ai peccatori che hanno infranto la Legge, per scriverla nei loro cuori risanati. Ma, come questa generazione - moralista e lassista allo stesso tempo, capace di dare cittadinanza ad ogni desiderio ma di chiudere la bocca a chi non la pensa allo stesso suo modo - anche noi non abbiamo accolto né l'una né l'altra, schiavi del nostro orgoglio capriccioso. E allora ecco la Croce, la "giustizia" che, sola, può salvare chi ha rifiutato ogni altra salvezza. E' la Sapienza che spazza via ogni tentativo della carne di saziare e dare ragioni che non può dare, perché giustifica chi non sarebbe giustificabile in alcun modo. Ecco oggi Cristo crocifisso, la Sapienza della Croce che rivela l'amore di Dio, la sua infinita pazienza e lo zelo pieno di compassione con il quale cerca ogni uomo. Il suo amore non resta invischiato negli schemi. Pur di salvare una persona si fa musica da ballare o lamento da piangere. Dio è così! Dio entra nelle discoteche pur di salvare un ragazzo che, ballando si sballa e butta la sua vita. Dio non lo ferma niente e nessuno! Perché Dio è lo Spirito Santo, il dolce soffio che penetra attraverso le fessure più sottili che l'uomo non riesce e vedere, ci ha raggiunti nelle piazze consegnandoci il perdono e la rigenerazione. Non a caso lo Spirito Santo è stato raffigurato dalla Tradizione come una colomba, mentre in ebraico il termine "ruah" è femminile; quasi una figura femminile, dunque, materna. Sì, la Sapienza è una madre che rigenera e dà alla luce i suoi figli che ne testimonieranno la "giustizia". Ecco il culmine inaspettato della "creatività coraggiosa" di Dio, quella alla quale Papa Francesco chiama la Chiesa perché non si fermi dinanzi alle difficoltà, ed esca senza paura nelle "piazze" dove si raduna una generazione bambina, che ha bisogno di essere raggiunta laddove si trova, impigliata nei capricci. Come è accaduto e accade a noi, cercati mille volte sino a che non abbiamo capitolato dinanzi alla Croce dove Gesù stendeva le sue braccia per accoglierci così come eravamo e, nella Chiesa, farci "figli" della Sapienza capaci di renderle testimonianza. Oggi, ogni giorno, non possiamo perdere neanche un'occasione. Il mondo capriccioso ci attende, entriamoci e sporchiamoci, senza temere che lo Spirito Santo ci avvinca e ci conduca nella sua "creatività". Sorgeranno allora parole nuove, gesti nuovi e unici per tutte le uniche e irripetibili persone e situazioni che incontreremo: i piccoli, i poveri, i divorziati e i loro figli, le mamme che hanno abortito, i giovani che convivono, quelli che sporcano la vita con droghe e sesso, tutti quelli che sono imprigionati nella rete del mondo e dei suoi messaggi virtuali; tutti ci attendono proprio nelle "piazze" dove si sono "seduti" lasciandosi vivere per morire. Ci aspettano per ascoltare la musica dello Spirito, le note dell'amore che si fa "danza" o "lamento", di certo melodia crocifissa. Forse oggi con nostro figlio dovremo digiunare per annunciargli che non di solo pane vive l'uomo ma di ogni Parola che esce dalla bocca di Dio; per questo dovremo proibire ciò che sazia la carne, senza paura di "cantare un lamento" per l'uomo vecchio che muore senza l'ossigeno delle concupiscenze. O forse dovremo, al contrario, sederci a mensa con nostra figlia, laddove ella sta gettando alle ortiche la propria vita; "mangiare e bere" il veleno che lei ingerisce ogni giorno per deporvi l'antidoto della tenerezza e della compassione che nulla giudica e niente esige; senza il timore di "suonare il flauto" della misericordia gioiosa perché possa "ballare" con noi la danza del banchetto autentico che sazia spirito e anima. Anche oggi ci attendono "bambini" ostinati che non accoglieranno né Giovanni né Gesù. Ma proprio per questo oggi saremo lì, di fronte a loro, come Gesù fu accanto a Giuda, ultima speranza, anche dopo il tradimento. Quando il mondo rifiuta l'annuncio serio e misericordioso del Vangelo resta solo la testimonianza-martirio dei "figli della Sapienza", lo scoglio della Croce sul quale il male si infrange. Forse non vedremo con gli occhi della carne nessun cambiamento, nessuna conversione; forse moriremo e lasceremo la persona cara schiava della droga o sull'orlo del divorzio. Ma noi saremo là, di fronte a loro come una pattumiera a raccoglierne angosce e dolore, peccati e veleni, perché incrollabile è la certezza della fedeltà di Dio che, pur di salvare a ogni costo qualcuno, continua ad offrire suo Figlio nei "figli della Sapienza". Quando tutto fallisce significa che è giunto il momento della "creatività" che neanche il demonio poteva immaginare: la Croce sulla quale distendere le braccia e amare, caricandosi dei peccati dell'altro come un agnello muto di fronte ai suoi tosatori. Gesù è morto solo come un fallito, ma la sua Croce ha reso giustizia alla Sapienza: con essa stava salvando ogni uomo. Per questo il Signore ci chiama alla libertà che non spera nulla per sé, neanche di vedere la conversione. La Sapienza celeste attraversa la carne e il tempo e sa sperare oltre ogni apparenza: quando ci lasceremo crocifiggere, i nostri occhi di fede giungeranno a vedere, nel segreto della loro anima, l'incontro della misericordia di Dio con chi ci sta togliendo la vita, che forse accadrà ben più in là del presente.
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📌 RIFLESSIONI
«Questa generazione è simile a bambini».

Gesù aveva detto: «Se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel Regno dei Cieli» (Matteo 18, 3). In un altro passo ringrazia il Padre perché «hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli» (Matteo 11, 25).

Nel Vangelo odierno Gesù parla ancora di bambini, ma nel senso di “infantilismo”. Se i bambini si comportano da bambini è una cosa normale, ma se degli adulti si comportano come avessero la mente e la psicologia dei bambini, la cosa non è affatto normale. È questo l’“infantilismo”.

Mente di adulti, cuore di bambini. Gesù vuole che gli adulti abbiano il “cuore” di bambini, così: «Signore, non si inorgoglisce il mio cuore e non si leva con superbia il mio sguardo; non vado in cerca di cose grandi, superiori alle mie forze. Io sono tranquillo e sereno come bimbo svezzato in braccio a sua madre, come un bimbo svezzato è l’anima mia» (Salmo 130).

E quando dice: «Siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe» (Matteo 10, 16), la si può leggere così: «Abbiate la mente da adulti e il cuore da bambini!».

Gli “infantili”. È la generazione di Gesù: scribi, farisei, dottori della Legge, che però coinvolgono e trascinano anche parte del popolo in un atteggiamento continuo di ostilità nei confronti di Gesù. Infantili in quanto “prevenuti”, con pregiudizi, al punto tale che rifiutano sempre la Verità, che giudicano sempre male Gesù.

Accettano ed accolgono chi la pensa come loro e vive come loro, e rifiutano coloro la cui vita è diversa dalla loro. Ma lo fanno negando la realtà. Gesù fa due esempi molto concreti. Essi hanno rifiutato San Giovanni Battista perché faceva troppe penitenze. Mangiava poco e non beveva vino. Allora Giovanni era un “indemoniato”. Questo perché loro “mangiavano e bevevano” lautamente.

Rifiutano Gesù perché “mangia e beve”. E quindi è un «mangione e un beone». È vero che Gesù andava ai banchetti cui era invitato (non tutti in verità), ma certamente non “mangiava e beveva” come loro. E ci andava non per mangiare, ma per convertire.

L’atteggiamento di Gesù è di una psicologia finissima. Anche oggi gli uomini, quando devono trattare cose importanti, specialmente gli uomini d’affari, ne parlano durante un pranzo o una cena. È risaputo che in questi contesti si abbassano un po’ le “difese” e si è più disposti a trattare mentre si godono le gratificazioni del cibo che, alla tavola dei ricchi uomini d’affari, sono particolarmente gustosi.

Gesù offre amicizia, Amore, perdono. Gesù accetta di partecipare ai banchetti solamente per offrire amicizia, amore, perdono. Ma, presso i ricchi farisei e sadducei, questo non è capito, o consciamente e volontariamente rifiutato, poiché comporta un cambiamento di vita. Ma essi… “amano” i loro vizi e i loro peccati.

Una volontà cattiva. Allora per loro Gesù è solamente «un mangione e un beone». Gli psicologi chiamerebbero questo atteggiamento: “razionalizzazione”, cioè quel “meccanismo di autodifesa” attraverso il quale si nega qualcosa perché non la si vuole accettare. Come l’ateismo, che in verità non è il “non credere in Dio”, ma il “non voler” credere in Dio, poiché il credere comporta un cambiamento di vita, che essi assolutamente non vogliono. Allora è facile dire: “Dio non esiste”, per questo o quell’altro motivo. Ma è una grossa bugia. Bugia detta prima a se stessi e poi agli altri…

Si contraddicono. Questo atteggiamento nei confronti di Gesù, e in generale di tutti i “negatori della verità”, ha un grosso punto debole: il CONTRADDIRSI. È proprio su questo che Gesù punta l’attenzione. La contraddizione è questa: Giovanni digiunava e faceva penitenza. Allora è indemoniato. Gesù “mangia e beve”. Allora è «un mangione e un beone». Non gli sta bene che un profeta digiuni e contemporaneamente non gli sta bene che un profeta mangi e beva.

L’infantilismo. «A chi posso paragonare la gente di questa generazione? A chi è simile? È simile a bambini che, seduti in piazza, gridano gli uni agli altri così: “Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato, abbiamo cantato un lamento e non avete pianto!”».

Non gioiscono quando bisogna gioire. Non si rattristano quando bisogna rattristarsi. Non sanno “stare al gioco”. Fanno i dispetti, come i bambini capricciosi.

Che falsità! «Quanta volubilità, quanta incostanza! Come oggi gridarono: “Osanna”, proclamandomi per loro Re, un altro giorno gridarono: “Crucifige! Crucifige!”. Figlia mia, la cosa che più Mi dispiace è l’incostanza e la volubilità, perché questo è segno che la verità non ha preso possesso di dette anime, ed anche in cose di religione può essere che l’anima trovi la sua soddisfazione, il proprio comodo e l’interesse, oppure perché si trova in quel partito.

Domani possono venir meno queste cose e si può trovare in mezzo ad altri partiti, ed ecco che fuorviano dalla religione e senza dispiacere si danno ad altre sette. Perché quando la vera luce della verità entra in un’anima e s’impossessa d’un cuore, l’anima non è soggetta ad incostanza, anzi tutto sacrifica per amor suo, e per farsi da lei sola signoreggiare e con animo invitto disprezza tutto il resto che alla verità non appartiene» (Luisa Piccarreta, “Libro di Cielo”, 31 marzo 1901, volume 4°).

«L’anima incostante». «Così è l’anima incostante: l’incostanza nel bene è come se l’anima si nutrisse di cibi non buoni, ed applicandosi ad altre cose che non sono Dio, è come se respirasse aria putrida; quindi la Vita divina cresce stentata, misera, mancandole la forza, il vigore della costanza» (Luisa Piccarreta, “Libro di Cielo”, 26 agosto 1908, volume 8°).

«Gesù mi diede un lume tanto chiaro sulla volubilità ed incostanza delle creature». «Una mattina, dopo la Comunione, Gesù mi diede un lume tanto chiaro sull’amore grande che Lui mi portava e sulla volubilità ed incostanza delle creature, che il mio cuore ne restò tanto convinto, che d’allora in poi non è stato più capace d’amare persona alcuna.

M’insegnò il modo come amare le creature senza discostarmi da Lui; cioè, col mirare le creature come immagine di Dio, in modo che se ricevevo il bene dalle creature, dovevo pensare che solo Iddio era il primo Autore di quel bene e che se ne era servito per mezzo della creatura di mandarmelo; quindi il mio cuore più a Dio si legava. Se poi ricevevo delle mortificazioni, dovevo guardarle pure come strumenti nelle mani di Dio per la mia santificazione; onde il mio cuore non restava ombrato col mio prossimo» (Luisa Piccarreta, “Libro di Cielo”, volume 1°, capitolo 5).

La bellezza della libertà interiore. «Avveniva che io miravo le creature tutte in Dio, tanto che per qualunque mancanze vedevo in loro, mai non perdevo la stima; se mi motteggiavano, mi sentivo obbligata, pensando che mi facevano fare nuovi acquisti per l’anima mia; se mi lodavano, ricevevo con disprezzo queste lodi, dicendo: “Oggi questo, domani possono odiarmi”, pensando alla loro incostanza. Insomma, il mio cuore acquistò tale una libertà, che io stessa non so esprimerlo» (Luisa Piccarreta, “Libro di Cielo”, volume 1°, capitolo 5).
Madonna dei Fiori Bordighera
Madonna dei Fiori Bordighera16 hours ago
🔴 MEMORIA dei SANTI CORNELIO, PAPA E CIPRIANO, VESCOVO, MARTIRI - 16 SETTEMBRE 2026

📌 LA VITA

🎧 in audio su YouTube
https://youtu.be/Z3jQ2uDoFqY?is=6n9n4Z2rsbZnlS1M

«Il Signore edifica la sua Chiesa sopra uno solo; anche se dopo la sua resurrezione egli conferisce un'eguale potestà a tutti gli apostoli. Come può credere allora di possedere la fede chi non mantiene l'unità della Chiesa?»

Cipriano di Cartagine era un famoso retore che si convertì al cristianesimo verso il 246. La sua posizione intellettuale e sociale favorì la sua ordinazione come sacerdote e vescovo. All'epoca la comunità di Cartagine era lacerata da divisioni causate da persecuzioni particolarmente cruente, come quelle degli imperatori Decio, Gallo, Valeriano, Gallieno, ed altri che inducevano numerosi cristiani a sacrificare alle loro divinità pagane per sfuggire alla morte o all'esilio.

Molti dei caduti chiedevano poi la riammissione, alla quale si opponevano i rigoristi. Cipriano, in considerazione della debolezza umana e della misericordia di Dio, adottò un atteggiamento più benevolo.

Identica situazione si presentò a Roma dove, dopo la morte di papa Fabiano, venne eletto Cornelio, vescovo ricco di bontà e umiltà, nativo di Roma e di antica famiglia, che fu papa dal 251 al 253. Il presbitero Novaziano, famoso retore, non accettò l'elezione del nuovo papa. Si fece a sua volta consacrare vescovo e provocò una scissione tra i cristiani della capitale. Anche qui la causa della divisione era "atteggiamento da tenere nei confronti dei caduti ".

Al più umile e comprensivo Cornelio si opponeva il rigorista Novaziano. In questa difficile situazione il papa ricevette il sostegno convinto di Cipriano.

I due vescovi conclusero la loro vita con il martirio: Cornelio nel 253, in esilio e incarcerato a Civitavecchia (l'antica Centumcellae). Il suo corpo fu trasportato a Roma e sepolto nel cimitero di Callisto.

Cipriano fu prima esiliato durante la persecuzione dell' imperatore Valeriano, quindi, il 14 settembre del 258, morì martire a Cartagine.

Perciò la Chiesa ricorda insieme questi due generosi fratelli nell'episcopato, la cui fede pronta, incrollabile ed eroica trasformò in intrepidi martiri.
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📌 IN ASCOLTO DEI SANTI

Dalle «Lettere» di SAN CIPRIANO, vescovo e martire (Lett. 60, 1-2. 5; CSEL, 3, 691-692. 694-695)

Fede pronta e incrollabile

Cipriano a Cornelio, fratello nell'episcopato.
Siamo a conoscenza, fratello carissimo, della tua fede, della tua fortezza e della tua aperta testimonianza. Tutto ciò è di grande onore per te e a me arreca tanta gioia da farmi considerare partecipe e socio dei tuoi meriti e delle tue imprese.
Siccome infatti una è la Chiesa, uno e inseparabile l'amore, unica e inscindibile l'armonia dei cuori, quale sacerdote, nel celebrare le lodi di un altro sacerdote, non se ne rallegrerebbe come di sua propria gloria?
E quale fratello non si sentirebbe felice della gioia dei propri fratelli?
Certo non si può immaginare l'esultanza e la grande letizia che vi è stata qui da noi quando abbiamo saputo cose tanto belle e conosciuto le prove di fortezza da voi date. Tu sei stato di guida ai fratelli nella confessione della fede, e la stessa confessione della guida si è fortificata ancora più con la confessione dei fratelli. Così, mentre hai preceduto gli altri nella via della gloria, hai guadagnato molti compagni alla stessa gloria, e mentre ti sei mostrato pronto a confessare per primo e per tutti, hai persuaso tutto il popolo a confessare la stessa fede. In questo modo ci è impossibile stabilire che cosa dobbiamo elogiare di più in voi, se la tua fede pronta e incrollabile, o la inseparabile carità dei fratelli. Si è manifestato in tutto il suo splendore il coraggio del vescovo a guida del suo popolo, ed è apparsa luminosa e grande la fedeltà del popolo in piena solidarietà con il suo vescovo. In voi tutta la chiesa di Roma ha dato la sua magnifica testimonianza, tutta unita in un solo spirito e in una sola voce.
È brillata così, fratello carissimo, la fede che l'Apostolo constatava ed elogiava nella vostra comunità. Già allora egli prevedeva e celebrava quasi profeticamente il vostro coraggio e la vostra indomabile fortezza. Già allora riconosceva i meriti di cui vi sareste resi gloriosi. Esaltava le imprese dei padri, prevedendo quelle dei figli. Con la vostra piena concordia, con la vostra fortezza, avete dato a tutti i cristiani luminoso esempio di unione e costanza.
Fratello carissimo, il Signore nella sua provvidenza ci preammonisce che è imminente l'ora della prova. Dio nella sua bontà e nella sua premura per la nostra salvezza ci dà i suoi benèfici suggerimenti in vista del nostro vicino combattimento. Ebbene in nome di quella carità, che ci lega vicendevolmente, aiutiamoci, perseverando con tutto il popolo nei digiuni, nelle veglie, nella preghiera.
Queste sono per noi quelle armi celesti che ci fanno stare saldi, forti e perseveranti. Queste sono le armi spirituali e gli strali divini che ci proteggono. Ricordiamoci scambievolmente in concordia e fraternità spirituale. Preghiamo sempre e in ogni luogo gli uni per gli altri, e cerchiamo di alleviare le nostre sofferenze con mutua carità.
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🙏🏻 PREGHIERA

Ci proteggano presso di te, o Signore, i tuoi Beati Martiri e Pontefici Cornelio e Cipriano; e la loro rispettosa orazione ci tenga presso di te raccomandati. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell'unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.
Pater Ave e Gloria
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📌 SANTI E BEATI DEL GIORNO

Oggi veneriamo Santa Eufemia, vergine e martire; Santi Abbondio e compagni, martiri; Santi Vittore, Felice, Alessandro e Pápia, martiri; San Prisco, vescovo e martire; San Niniano, vescovo; Santi martiri Rogello e Servidio (‘Abdallah); Santa Ludmilla, martire; Santa Edith, vergine; Beato Vittore III, papa
Madonna dei Fiori Bordighera
Madonna dei Fiori Bordighera2 days ago
🟠 MEMORIA della BEATA VERGINE MARIA ADDOLORATA - 15 SETTEMBRE 2026

📌 LA MEMORIA

🎧 in audio su YouTube
https://youtu.be/mbHoqe_VKzM?is=Vx0KaJLkOPCo7PtY

Ogni sguardo dato a Lei da Gesù, ogni accento di quel labbro soave, mentre sollevava Maria sulle ali dell'amore materno, la precipitava nell'investigabile abisso del più acerbo dolore. Se la Vergine si compiaceva nel contemplare quel volto leggiadro, tosto la conturbava il desolante pensiero che un giorno quel volto sarebbe stato sformato dalle percosse e ricoperto dal gelido sudore della morte; se ne mirava la fronte divina, su cui si divideva la bionda capigliatura, Maria soffriva pensando all'orribile serto da cui sarebbe stata un giorno incoronata.

Questi sentimenti dolorosi si tramutarono in realtà, quando giunse per Maria il momento solenne di assistere alla divina passione. Tutto quello che Ella sofferse sin qui, altro non fu che la preparazione del martirio che l'attendeva sull'erta fatale del Golgota. Quando Gesù morì, la terra tremò, si spaccarono le pietre, cominciarono ad addensarsi le tenebre sul creato; a queste manifestazioni della natura indignata, la folla dei curiosi, colta da panico, si diradò. L'invitta Madre allora si accostò ancor più alla croce per unire il proprio martirio a quello del Salvatore.

L'addoloratissima Madre accolse più tardi sulle sue ginocchia le spoglie dell'adorato Figliuolo.

Questo fu il prezzo che la Madonna dovette pagare per la rigenerazione dell'umanità e meritarsi la sublime dignità di Madre universale. Tale infatti fu proclamata Maria nel modo più solenne al cospetto del cielo e della terra dalla voce di un Dio agonizzante.
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📌 VANGELO DELLA FESTA
Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 19,25-27

In quel tempo, stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria madre di Clèopa e Maria di Màgdala.
Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre!». E da quell’ora il discepolo l’accolse con sé.

LE PAROLE DEI PAPI

Giovanni, unico dei Dodici presente al Calvario, ha visto e ha testimoniato che sotto la croce, insieme alle altre donne, c’era la madre di Gesù (v. 25). E ha sentito con le sue orecchie le ultime parole del Maestro, tra le quali queste: «Donna, ecco tuo figlio!», e poi, rivolte a lui: «Ecco tua madre!» (v. 26-27). La maternità di Maria attraverso il mistero della Croce ha fatto un salto impensabile: la madre di Gesù è diventata la nuova Eva, perché il Figlio l’ha associata alla sua morte redentrice, fonte di vita nuova ed eterna per ogni uomo che viene a questo mondo. (…) La fecondità della Chiesa è la stessa fecondità di Maria; e si realizza nell’esistenza dei suoi membri nella misura in cui essi rivivono, “in piccolo”, ciò che ha vissuto la Madre, cioè amano secondo l’amore di Gesù. Tutta la fecondità della Chiesa (…) dipende dalla Croce di Cristo. Altrimenti è apparenza, se non peggio. Ha scritto un grande teologo contemporaneo: «Se la Chiesa è l’albero cresciuto dal piccolo granello di senapa della croce, quest’albero è destinato a produrre a sua volta granelli di senapa, e quindi frutti che ripetono la forma della croce, perché proprio alla croce devono la loro esistenza» (H.U. von Balthasar, Cordula ovverosia il caso serio, Brescia 1969, 45-46). (Leone XIV - Omelia nella Santa Messa in occasione del Giubileo della Santa Sede, 9 giugno 2025)
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📌 FIGLI DI DIO NEL CUORE DELLA MADRE CROCIFISSA DEL DIO CROCIFISSO

Non esiste maternità senza dolore. Anche se in questa epoca, che rifugge il dolore come nessun'altra, tra il moltiplicarsi di parti cesarei e anestetizzati, la sofferenza legata alla maternità sembra un tabù da cancellare. Ma il dolore del parto ha radice antica, nel peccato dei progenitori, al fondo dell'esistenza dell'uomo; è un segno della condizione umana, la cruda conseguenza della libertà tradita dalla superbia, il salario che ci consegna il peccato. E' un fatto, è lì, come lo sono la morte, la malattia, il sudore sulla fronte affaticata dal lavoro, le difficoltà e le tensioni nelle relazioni umane, specie in quelle delle coppie. Ma segna anche quel legame carnale e profondo che lega il figlio a sua madre, perché la ferita originale li unisce nella mendicanza di amore e redenzione. Una madre impara a conoscere intimamente le sofferenze del figlio custodendolo in grembo e partorendolo a prezzo di dolori lancinanti. E' l'amore crocifisso, che si purifica tra grida, lacrime e angosce, che impara la gratuità sulle orme della debolezza. Quel grido definisce la grandezza e la debolezza di una donna come madre; racchiude l'essenza stessa della maternità, quell'unicum che la pone sulla soglia che separa carne e spirito, terra e Cielo. Ogni donna che grida dal versante della carne e del peccato, impaurita dalla morte, è la profezia d'un parto di speranza, di misericordia e vita eterna. Il parto è già segno del combattimento escatologico tra la vita e la morte, tra la menzogna e la verità, a cui, ogni madre, misteriosamente, è associata. Il parto, infatti, è la porta sulla vita, la memoria d'una realtà che spera un di più. E Maria era lì, su quella porta. Maria guardava, fissava quel suo Figlio crocifisso, sulla soglia di quella morte che dischiudeva la vita. Era lì, e la spada a trapassarle l'anima: "Del resto non avrebbe raggiunto la carne del Figlio se non passando per l'anima della Madre" (San Bernardo). Il dolore nella carne da cui era stata preservata durante il parto nella notte di Betlemme si destava in quell'ora, l'ora del suo Figlio, la sua stessa ora, perché "Colei che fu crocifissa concepì il crocifisso" (San Bonaventura). Ogni dolore, di ogni uomo, di ogni tempo, s'era addensato nel corpo e nell'anima del suo Figlio. Non poteva non raggiungere Lei, la Madre. Era coinvolta nello stesso travaglio, e così diventava, lì presso la Croce, Madre della Chiesa nascente.

La Chiesa nasce così, nel dolore per poter lenire ogni dolore. Ogni volta che si annuncia il Vangelo e i piccoli lo accolgono per dare vita a una comunità, gli apostoli non possono che sperimentare lo stesso dolore; l'evangelizzazione è un parto che getta la Chiesa nel combattimento escatologico; lo scriveva San Paolo, raccontando come la sua missione si fosse svolta tra "fatiche, prigionie, percosse, spesso in pericolo di morte. Maria sentiva dentro il dolore del Figlio, le trapassava l'anima. Così è di ogni apostolo, pastore o catechista, missionario agli estremi confini della terra o madre di otto figli, cappellano dell'ospedale o padre alle prese con un figlio difficile, parroco o impiegato in banca: come Maria ai piedi della Croce anche per noi è preparato un parto, e in esso una "spada". In ogni dolore, problema, avversità che sperimentiamo la lama che ha trafitto l'anima di Maria penetra anche nella nostra facendoci partecipi dei suoi "sette dolori", perché accanto a noi "stanno presso la Croce di Cristo" i "discepoli che Gesù ama". Forse non lo sono ancora, probabilmente si sono allontanati da Dio e lo stanno addirittura bestemmiando. Ma Gesù guarda a tutti come ha guardato noi quando peccavamo, e ci ha amato. Dio ha amato il mondo da dare il suo Figlio, e il suo Figlio ha tanto amato il mondo da dare a noi sua Madre perché il suo amore giungesse a noi. Ci ha donato Maria, perché nelle stesse viscere di misericordia dove Lui, che era Dio, ha assunto la natura umana, noi che siamo uomini, potessimo ricevere la natura divina. E questo si è compiuto ai piedi della Croce, dove Gesù ha voluto deporre nel seno di Maria il suo Mistero Pasquale perché attraverso di Lei potessimo esserne partecipi. Non dobbiamo far altro che accogliere Maria nella nostra casa, nella nostra intimità, laddove siamo, così come siamo. Lei ci ha partoriti, e continua ogni giorno ad amarci come per partorirci di nuovo alla Vita nuova. Lei ci è Madre nel dolore, perché di nessuno è indifferente, tutti la riguardano, ciascuno ha ferito il suo stesso cuore. Ad ogni Golgota il suo sguardo ci cerca con amore per spingerci a prenderla con noi, perché accoglie Maria solo chi è già stato accolto nelle sue viscere di misericordia. Sul Golgota del perdono nasce un matrimonio, come il ministero di un presbitero o la clausura di una sposa di Cristo. Qui scaturisce la fecondità della vecchiaia, della malattia, dei rovesci economici: "è l'amore che crea la sofferenza; solo chi ama ha la capacità di soffrire, e di partecipare alla sofferenza degli altri" (P. Claudel). Sotto la Croce, con Maria, sapremo piangere il dolore di chi ci è accanto, sfiorarlo con gesti e parole ispirate da Dio, perché esso possa unirsi, nell’amore, al dolore di Cristo crocifisso. Madri nella Madre, perché figli nel suo Figlio: madre di tuo marito, di tua moglie, dei tuoi figli e dei fratelli, madri che accolgono tutti nella misericordia perché in essa conoscano il Signore.
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📌 RIFLESSIONE
L’Addolorata.

«Madre mia, Ti affido tutti i miei figli; tutto l’Amore che senti per Me, sentilo per loro. Tutte le tue premure e tenerezze materne siano per i miei figli, Tu Me li salverai tutti.

La tua Mamma accetta. Intanto le pene sono così forti che Ti riducono di nuovo al silenzio. Intendo, o mio Gesù, riparare le offese che si fanno alla Santissima Vergine, le bestemmie e le ingratitudini di tanti che non vogliono riconoscere i benefici che Tu hai fatto a tutti, dandocela per Madre. Come possiamo noi ringraziarti di tanto beneficio? Ricorriamo, o Gesù, alla tua stessa Fonte e Ti offriamo il tuo Sangue, le tue Piaghe, l’Amore infinito del tuo Cuore.

O Vergine Santissima, quale non è la tua commozione nell’udire la Voce del buon Gesù che Ti lascia a noi tutti per Madre. Te ne ringraziamo, o Vergine benedetta, e, per ringraziarti come meriti, Ti offriamo gli stessi ringraziamenti del tuo Gesù.

O dolce Mamma, sii Tu la nostra Madre, prendi cura di noi e non permettere mai che Ti offendiamo anche minimamente. Tienici sempre stretti a Gesù, con le tue mani legaci tutti, tutti a Lui, in modo da non potergli sfuggire più mai. Con le tue stesse intenzioni, intendo per tutti riparare le offese che si fanno al tuo Gesù ed a Te, dolce Mamma mia» (L. Piccarreta, “Le 24 Ore della Passione di N.S.G.C.”, 21ª Ora: dall’una alle 2 del pomeriggio).

Gesù morto e il dolore della Mamma.

«Addolorata Mamma, Ti vedo baciare gli occhi spenti di Gesù e mi sento trafitta nel vedere che Gesù più non Ti guarda. Quante volte quegli sguardi divini, guardandoti, Ti imparadisavano e Ti facevano risorgere da morte a vita! Ed ora, non vedendoti guardata, Ti senti morire. Perciò negli occhi di Gesù deponi i tuoi e prendi per te i suoi, le sue lacrime ed amarezze nel vedere le offese delle creature, i tanti insulti e disprezzi.

Ma vedo, trafitta Mamma mia, che baci le sue Santissime orecchie, e Lo chiami e richiami, dicendo:

«Figlio mio, possibile che più non Mi ascolti, Tu che ad ogni mio piccolo cenno mi sentivi? Ed ora piango, Ti chiamo e non Mi ascolti? Ah, l’Amore è il più crudele tiranno! Tu eri per Me più che la mia stessa Vita, ed ora dovrò sopravvivere a tanto dolore? Perciò, o Figlio, lascio il mio udito nel tuo e prendo per Me ciò che ha sofferto il tuo udito santissimo, l’eco di tutte le offese che in esso risuonavano. Solo questo Mi può dare vita: le tue pene, i tuoi dolori»» (L. Piccarreta, “Le 24 Ore…”, 24ª Ora: dalle 4 alle 5 del pomeriggio).
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📌 Dai «Discorsi» di SAN BERNARDO, abate​(Disc. nella domenica fra l'ottava dell'Assunzione 14-15; Opera omnia, ed. Cisterc. 5 [1968] 273-274)

La Madre di Gesù stava presso la croce

Il martirio della Vergine viene celebrato tanto nella profezia di Simeone, quanto nella storia stessa della passione del Signore. Egli è posto, dice del bambino Gesù il santo vegliardo, quale segno di contraddizione, e una spada, dice poi rivolgendosi a Maria, trapasserà la tua stessa anima (cfr. Lc 2, 34-35).
Una spada ha trapassato veramente la tua anima, o santa Madre nostra! Del resto non avrebbe raggiunto la carne del Figlio se non passando per l'anima della Madre. Certamente dopo che il tuo Gesù, che era di tutti, ma specialmente tuo, era spirato, la lancia crudele non potè arrivare alla sua anima. Quando, infatti, non rispettando neppure la sua morte, gli aprì il costato, ormai non poteva più recare alcun danno al Figlio tuo. Ma a te sì. A te trapassò l'anima. L'anima di lui non era più là, ma la tua non se ne poteva assolutamente staccare. Perciò la forza del dolore trapassò la tua anima, e così non senza ragione ti possiamo chiamare più che martire, perché in te la partecipazione alla passione del Figlio, superò di molto, nell'intensità, le sofferenze fisiche del martirio.
Non fu forse per te più che una spada quella parola che davvero trapassò l'anima ed arrivò fino a dividere anima e spirito? Ti fu detto infatti: «Donna, ecco il tuo figlio» (Gv 19, 26). Quale scambio! Ti viene dato Giovanni al posto di Gesù, il servo al posto del Signore, il discepolo al posto del maestro, il figlio di Zebedeo al posto del figlio di Dio, un semplice uomo al posto del Dio vero. Come l'ascolto di queste parole non avrebbe trapassato la tua anima tanto sensibile, quando il solo ricordo riesce a spezzare anche i nostri cuori, che pure sono di pietra e di ferro?
Non meravigliatevi, o fratelli, quando si dice che Maria è stata martire nello spirito. Si meravigli piuttosto colui che non ricorda d'aver sentito Paolo includere tra le più grandi colpe dei pagani che essi furono privi di affetto. Questa colpa è stata ben lontana dal cuore di Maria, e sia ben lontana anche da quello dei sui umili devoti.
Qualcuno potrebbe forse obiettare: Ma non sapeva essa in antecedenza che Gesù sarebbe morto? Certo. Non era forse certa che sarebbe ben presto risorto? Senza dubbio e con la più ferma fiducia. E nonostante ciò soffrì quando fu crocifisso? Sicuramente e in modo veramente terribile. Del resto chi sei mai tu, fratello, e quale strano genere di sapienza è il tuo, se ti meravigli della solidarietà nel dolore della Madre col Figlio, più che del dolore del Figlio stesso di Maria? Egli ha potuto morire anche nel corpo, e questa non ha potuto morire con lui nel suo cuore? Nel Figlio operò l'amore superiore a ogni altro amore. Nella Madre operò l'amore, al quale dopo quello di Cristo nessun altro amore si può paragonare.
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🙏🏻 SUPPLICA A MARIA ADDOLORATA

Mi rivolgo a Te, Madre Santissima del Signore, Tesoriera di tutte le grazie.

Tu, Madre di Dio, hai ricevuto ogni potere e privilegio, e puoi maternamente soccorrere coloro che a Te fiduciosi si rivolgono nel tempo della prova, nel loro cammino di dolore e di speranza.

Tu, Vergine Addolorata, che hai vissuto nel cuore quanto il Tuo Divin Figlio ha sofferto nel Corpo, e perciò anche il dolore e l’umiliazione della sua Incoronazione di spine, per cui in verità puoi essere chiamata

Vergine SS.ma delle Spine, insegnami a contemplare e a condividere la Passione del Verbo di Dio fatto Uomo nel Tuo Grembo; guarda alle mie sofferenze ed alle mie pene, e concedi-mi di viverle insieme con Te associato al Mistero della Croce, in comunione di intenzioni per la conversione dei peccatori, per l’unione dei cristiani, per la santificazione del Clero, per l’avvento del Regno di Dio, Regno di giustizia, di amore e di pace.

Fa’, o Madre, che insieme con Te e con una moltitudine di fratelli giunga anch’io a partecipare alla Gloria del Tuo figlio. AMEN
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🙏🏻 LA DEVOZIONE AI SETTE DOLORI DI MARIA

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https://youtu.be/9voSUDm39Jw?is=B2qDHxj9riXSMndp

La Madre di Dio rivelò a Santa Brigida che, chiunque reciti sette "Ave Maria" al giorno meditando sui suoi dolori e sulle sue lacrime e diffonda questa devozione, godrà dei seguenti benefici:

1. La pace in famiglia.
2. L’illuminazione circa i misteri divini.
3. L'accoglimento e la soddisfazione di tutte le richieste purché siano secondo la Volontà di Dio e per la salvezza della sua anima.
4. La gioia eterna in Gesù e in Maria.

PRIMO DOLORE: La rivelazione di Simeone

Maria Santissima offre Gesù a Dio Padre, offre la vittima pura, santa e immacolata, e con Lui offre se stessa, chiamata ad essere la Corredentrice universale: per questo Gesù sarà Vittima crocifissa e Lei avrà l'anima trapassata dalla "spada" del dolore per tutti i peccati del mondo.

Ave Maria...

SECONDO DOLORE: La fuga in Egitto

Maria Santissima fugge in esilio con San Giuseppe per salvare la vita di Gesù Bambino minacciato di morte. Il dramma di dolore dell'esilio di Maria è grazia di sostegno per tutti noi "esuli figli di Eva" chiamati, da questa terra di esilio, alla Patria dei Cieli a cui arrivare per la via della croce da Lei sostenuti e confortati.

Ave Maria...

TERZO DOLORE: Lo smarrimento di Gesù nel Tempio

Maria Santissima soffre un'angoscia terribile per lo smarrimento di Gesù a Gerusalemme. Per tre giorni Ella ricerca il Figlio e lo ritrova nel tempio. Smarrire Gesù, perdere Gesù: è la più grande disgrazia che ci possa capitare, perchè solo Lui è la Via, la Verità e la Vita. Bisogna subito ricercarlo nel tempio, nella casa del Signore, accostandosi ai Sacramenti della Confessione e della Comunione.

Ave Maria...

QUARTO DOLORE: L'incontro con Gesù sulla via del Calvario

Maria Santissima incontra Gesù sulla strada del Calvario e percorre con Lui il cammino doloroso fino al Golgota, portando nel cuore la Croce di Gesù come una "spada" che penetra sempre più a fondo nella Sua anima per la redenzione dell'umanità peccatrice. Con Maria addolorata seguiamo anche noi Gesù, portando la Croce della nostra salvezza.

Ave Maria...

QUINTO DOLORE: La crocifissione e la morte di Gesù.

Maria Santissima Addolorata è presente alla crocifissione e morte di Gesù e soffre nel Suo cuore di Madre tutti gli strazi del corpo di Gesù inchiodato alla Croce, abbeverato di fiele, trafitto al costato. Qui la "spada" di dolore ha trapassato tutta l'anima di Maria, ma Ella ha offerto tutto sempre unita al Figlio Redentore come Corredentrice universale di salvezza. Ella voglia stampare nelle nostre anime l'immagine del Crocifisso.

Ave Maria...

SESTO DOLORE: La deposizione di Gesù tra le braccia di Maria

Maria Santissima riceve fra le braccia Gesù deposto dalla Croce. Questa è l'immagine della pietà ma è anche l'immagine della maternità sacerdotale della Corredentrice universale che offre al Padre la Vittima divina, Ostia di salvezza per tutti gli uomini di ogni tempo e luogo. O Madre pietosa, tieni anche noi fra le Tue braccia per offrirci a Dio.

Ave Maria...

SETTIMO DOLORE: La sepoltura di Gesù e la solitudine di Maria

Maria Santissima depone il corpo di Gesù nel sepolcro per attendere con fede invitta la sua resurrezione. Il sepolcro di Gesù è un sepolcro di vita e di gloria e così sarà del sepolcro di ogni redento che accoglie il Redentore. Mentre il sepolcro di chi rifiuta Cristo sarà sepolcro di perdizione eterna. Madre Addolorata, deponi anche noi nel sepolcro di Gesù, per risorgere un giorno come Lui alla vita eterna.

Ave Maria...
Madonna dei Fiori Bordighera
Madonna dei Fiori Bordighera3 days ago
🟠 SOLENNITÀ dell’ESALTAZIONE DELLA SANTA CROCE

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https://youtu.be/3qyGnWZIkvg?is=nXkXCxgKIqLTFSz7

📌 LA FESTA

La festa dell'Esaltazione della S. Croce si celebrava in memoria delle parole profetiche del Divin Maestro: « Quando sarò innalzato da terra, trarrò tutto a me » e « quando avrete innalzato il Figlio dell'uomo allora conoscerete chi sono io ». Questa festa, secondo molti autori, era già fissata il 14 settembre e celebrata con gran solennità, prima ancora che l'imperatore Eraclio riportasse il Santo Legno nel luogo da dove Cosroe, quattordici anni prima, lo aveva asportato.

Cosroe II, re dei Persiani, nel 614, approfittando della dissoluzione dell'impero, mosse guerra ai Romani, col futile pretesto di vendicare l'imperatore Maurizio ed i suoi figli, che Foca aveva barbaramente trucidati. La condotta però ch'egli tenne ben presto diede a conoscere che egli non bramava altro che di saziare la sua ambizione e sfogare il suo odio contro i cristiani. Depredò la Mesopotamia, occupò successivamente le città di Edessa, Cesarea, Damasco e Gerusalemme e dopo aver fatto il solito bottino, abbandonò la Città Santa al saccheggio. Tra i tesori rapiti si trovava quello della Croce del Redentore che S. Elena aveva lasciata come pegno prezioso nella basilica del S. Sepolcro.

Eraclio, successore di Foca, alla vista delle gravi calamità provocate dalla guerra, propose a Cosroe la pace che venne respinta. Eraclio allora con digiuni e preghiere implorò l'aiuto di Dio e radunato l'esercito ingaggiò battaglia campale contro i Persiani che rimasero definitivamente sconfitti presso le rovine di Ninive. Cosroe fuggì ed associò al trono il figliuolo Medarse. Ciò spiacque immensamente al figlio maggiore di Cosroe, Siro, a cui per diritto di primogenitura toccava il regno. Sdegnato dell'affronto, giurò vendetta, e al passaggio del Tigri barbaramente uccise il padre ed il fratello. Eraclio, che come condizione di pace aveva posto la restituzione della Croce, tornò a Gerusalemme, ringraziando la Provvidenza della vittoria riportata.

L'imperatore stesso con vesti imperiali volle portare a spalle la preziosa reliquia alla chiesa di S. Croce sul Calvario, ma una mano invisibile lo arrestò presso la porta che conduceva al colle. Preso da timore, Eraclio si volse al patriarca Zaccaria e questi gli disse: « Guarda, imperatore, che con questi ornamenti di trionfo non imiti la povertà e l'umiltà con cui Gesù Cristo portò il pesante legno nella sua passione ». L'imperatore comprese, e indossato un umile vestimento, riprese la Croce, proseguendo speditamente il cammino. Nella Chiesa, la santa reliquia fu esposta alla pubblica adorazione: la cerimonia fu accompagnata da strepitosi miracoli.

Questa solennità fu poi celebrata ogni anno, premettendo alla festa quattro giorni di preparazione, e numerose turbe accorrevano a Gerusalemme in tale circostanza. Un anno vi si recò anche Maria Egiziaca, che ebbe la grazia della conversione, principio della sua santità.

« Attesa l'importanza religiosa della santa città, scrive il card. Schuster, questa festa si diffuse presto nel mondo cristiano, soprattutto orientale, tanto più che delle particelle della vera Croce fin dal quarto secolo venivano trasportate da Gerusalemme in molte altre chiese di Oriente e d'Occidente; e ci si teneva a riprodurre nelle principali città le cerimonie solenni del culto gerosolimitano verso la S. Croce, il vessillo trionfale della salute cristiana ».
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📌 VANGELO FESTIVO
Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 3,13-17

In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo:
«Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomo. E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna.
Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna.
Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui».

LE PAROLE DEI PAPI

«Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna» (Gv 3,14-15). Il riferimento è all’episodio in cui, durante l’esodo dall’Egitto, gli ebrei furono attaccati da serpenti velenosi, e molti morirono; allora Dio comandò a Mosè di fare un serpente di bronzo e metterlo sopra un’asta: se uno veniva morso dai serpenti, guardando il serpente di bronzo, veniva guarito (cfr Nm 21,4-9). Anche Gesù sarà innalzato sulla Croce, perché chiunque è in pericolo di morte a causa del peccato, rivolgendosi con fede a Lui, che è morto per noi, sia salvato. «Dio infatti – scrive san Giovanni – non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui» (Gv 3,17). (…) Dunque, se infinito è l’amore misericordioso di Dio, che è arrivato al punto di dare il suo unico Figlio in riscatto della nostra vita, grande è anche la nostra responsabilità: ciascuno, infatti, deve riconoscere di essere malato, per poter essere guarito; ciascuno deve confessare il proprio peccato, perché il perdono di Dio, già donato sulla Croce, possa avere effetto nel suo cuore e nella sua vita. (…) A volte l’uomo ama più le tenebre che la luce, perché è attaccato ai suoi peccati. Ma è solo aprendosi alla luce, è solo confessando sinceramente le proprie colpe a Dio, che si trova la vera pace e la vera gioia. (Benedetto XVI - Angelus, 18 marzo 2012)
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📌 RIFLESSIONI
In inventione Sanctae Crucis = Nel ritrovamento della Santa Croce.

“Sant’Elena intraprese un pellegrinaggio in Terra Santa alla ricerca delle reliquie della Passione di Cristo. Elena contribuì alla costruzione di Chiese nei luoghi santi, tra cui la Basilica del Santo Sepolcro a Gerusalemme, trasformando la Terra Santa in un centro di pellegrinaggio per i cristiani di tutto il mondo.

L’evento più significativo del suo pellegrinaggio fu il ritrovamento della Vera Croce sul Golgota, un momento che, secondo la tradizione, fu accompagnato da un miracolo: un uomo ritornò in vita dopo essere stato posto sulla sacra reliquia. Questo ritrovamento non solo rafforzò la fede cristiana ma legittimò ulteriormente il regno di Costantino, conferendo un simbolo di potere sacro alla sua autorità imperiale.

Dopo il ritrovamento della Vera Croce, Elena donò i tre chiodi che avevano trafitto Cristo a Costantino. Uno di questi fu incastonato nella Corona Ferrea, conservata nel Duomo di Monza, simbolo del fatto che ogni sovrano deve sottomettersi alla Volontà Divina. Le reliquie della Vera Croce sono oggi custodite nella Basilica di Santa Croce in Gerusalemme a Roma, continuando a rappresentare un potente simbolo di fede” (“Sant’Elena e la scoperta della Croce di Gesù: un viaggio tra storia”, in: mondocattolico.com, 14 settembre 2024).

«I buoni si rallegreranno al vedere la Croce». «Diletta mia, la Croce fa distinguere i reprobi dai predestinati. Come nel giorno del Giudizio i buoni si rallegreranno al vedere la Croce, così fin d’ora si può vedere se uno dev’essere salvo o perduto. Se al presentarsi della Croce l’anima l’abbraccia, se la porta con rassegnazione, con pazienza e bacia e ringrazia quella mano che l’invia: eccoti il segno che è salvo.

Se, al contrario, al presentarsi della Croce s’irritano, la disprezzano e giungono fino ad offendermi, puoi dire un segno che è anima che s’incammina per la via dell’inferno; tale faranno i reprobi nel giorno del Giudizio, che al veder della Croce si affliggeranno e bestemmieranno.

Tutto dice la Croce; la Croce è un libro che senza inganno ed a chiare note ti dice e fa distinguere il santo dal peccatore, il perfetto dall’imperfetto, il fervoroso dal tiepido» (L. Piccarreta, “Libro di Cielo”, vol. 1°, cap. 69).

«Ci sarà nel Cielo questo segno della Croce, quando il Signore verrà a giudicare». «Per molti è questa una parola dura: rinnega te stesso, prendi la tua croce e segui Gesù (Mt 16, 24; Lc 9, 23). Ma sarà molto più duro sentire, alla fine, questa parola: “allontanatevi da Me maledetti, nel fuoco eterno” (Mt 25, 41). In verità coloro che ora accolgono volonterosamente la parola della Croce non avranno timore di sentire, in quel momento, la condanna eterna.

Ci sarà nel Cielo questo segno della Croce, quando il Signore verrà a giudicare. In quel momento si avvicineranno, con grande fiducia, a Cristo giudice tutti i servi della Croce, quelli che in vita si conformarono al Crocefisso. Perché, dunque, hai paura di prendere la Croce, che è la Via per il Regno?

Nella Croce è la Salvezza; nella Croce è la Vita; nella Croce è la Difesa dal nemico; nella Croce è il dono soprannaturale delle dolcezze del Cielo; nella Croce sta la forza della mente e la letizia dello spirito; nella Croce si assommano le virtù e si fa perfetta la Santità. Soltanto nella Croce si ha la Salvezza dell’anima e la speranza della Vita eterna. Prendi, dunque, la tua Croce, e segui Gesù; così entrerai nella Vita eterna» (“Imitazione di Cristo”, 2, 12, 1).
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📌 IN ASCOLTO DEI PADRI

Dai «Discorsi» di SANT’ANDREA DI CRETA, vescovo ​(Disc. 10 sull'esaltazione della santa croce; PG 97, 1018-1019. 1022-1023)

​La croce è gloria ed esaltazione di Cristo

Noi celebriamo la festa della santa croce, per mezzo della quale sono state cacciate le tenebre ed è ritornata la luce. Celebriamo la festa della santa croce, e così, insieme al Crocifisso, veniamo innalzati e sublimati anche noi. Infatti ci distacchiamo dalla terra del peccato e saliamo verso le altezze. È tale e tanta la ricchezza della croce che chi la possiede ha un vero tesoro. E la chiamo giustamente così, perché di nome e di fatto è il più prezioso di tutti i beni. È in essa che risiede tutta la nostra salvezza. Essa è il mezzo e la via per il ritorno allo stato originale.
Se infatti non ci fosse la croce, non ci sarebbe nemmeno Cristo crocifisso. Se non ci fosse la croce, la Vita non sarebbe stata affissa al legno. Se poi la Vita non fosse stata inchiodata al legno, dal suo fianco non sarebbero sgorgate quelle sorgenti di immortalità, sangue e acqua, che purificano il mondo. La sentenza di condanna scritta per il nostro peccato non sarebbe stata lacerata, noi non avremmo avuto la libertà, non potremmo godere dell'albero della vita, il paradiso non sarebbe stato aperto per noi. Se non ci fosse la croce, la morte non sarebbe stata vinta, l'inferno non sarebbe stato spogliato.
È dunque la croce una risorsa veramente stupenda e impareggiabile, perché, per suo mezzo, abbiamo conseguito molti beni, tanto più numerosi quanto più grande ne è il merito, dovuto però in massima parte ai miracoli e alla passione del Cristo. È preziosa poi la croce perché è insieme patibolo e trofeo di Dio. Patibolo per la sua volontaria morte su di essa. Trofeo perché con essa fu vinto il diavolo e col diavolo fu sconfitta la morte. Inoltre la potenza dell'inferno venne fiaccata, e così la croce è diventata la salvezza comune di tutto l'universo.
La croce è gloria di Cristo, esaltazione di Cristo. La croce è il calice prezioso e inestimabile che raccoglie tutte le sofferenze di Cristo, è la sintesi completa della sua passione. Per convincerti che la croce è la gloria di Cristo, senti quello che egli dice: «Ora il figlio dell'uomo è stato glorificato e anche Dio è stato glorificato in lui, e lo glorificherà subito» (Gv 13, 31-32).
E di nuovo: «Glorificami, Padre, con quella gloria che avevo presso di te prima che il mondo fosse» (Gv 17, 5). E ancora: «Padre glorifica il tuo nome. Venne dunque una voce dal cielo: L'ho glorificato e di nuovo lo glorificherò» (Gv 12, 28), per indicare quella glorificazione che fu conseguita allora sulla croce. Che poi la croce sia anche esaltazione di Cristo, ascolta ciò che egli stesso dice: Quando sarò esaltato, allora attirerò tutti a me (cfr. Gv 12, 32). Vedi dunque che la croce è gloria ed esaltazione di Cristo.
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🙏🏻 PREGHIERA

PREGHIERA TRADIZIONALE

Mi abbandono, o Dio, nelle tue mani. Gira e rigira quest'argilla, come creta nelle mani del vasaio. Dàlle una forma e poi spezzala, se vuoi. Domanda, ordina, cosa vuoi che io faccia? Innalzato, umiliato, perseguitato, incompreso, calunniato, sconsolato, sofferente, inutile a tutto, non mi resta che dire, sull'esempio di tua Madre: «Sia fatto di me secondo la tua Parola». Dammi l'amore per eccellenza, l'amore della Croce, ma non delle croci eroiche che potrebbero nutrire l'amor proprio, ma di quelle croci volgari, che purtroppo porto con ripugnanza... di quelle che si incontrano ogni giorno nella contraddizione, nell'insuccesso, nei falsi giudizi, nella freddezza, nel rifiuto e nel disprezzo degli altri, nel malessere e nei difetti dei corpo, nelle tenebre della mente e nel silenzio e aridità del cuore. Allora solamente Tu saprai che Ti amo, anche se non lo saprò io, ma questo mi basta. Amen.
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📌 SANTI E BEATI DEL GIORNO

Oggi veneriamo Deposizione di san Cornelio, papa e martire; Martirio di san Cipriano, vescovo; San Materno, vescovo; Morte di san Giovanni Crisostomo, vescovo; San Pietro, abate; Sant’Alberto, vescovo; Santa Notburga, vergine; Beato Claudio Laplace, sacerdote e martire; San Gabriele Taurino Dufresse, vescovo e martire.
Madonna dei Fiori Bordighera
Madonna dei Fiori Bordighera3 days ago
🛐 FESTA DOMENICALE PATRONALE …
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