🟠 MEMORIA della BEATA VERGINE MARIA ADDOLORATA - 15 SETTEMBRE 2026
📌 LA MEMORIA
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https://youtu.be/mbHoqe_VKzM?is=Vx0KaJLkOPCo7PtY
Ogni sguardo dato a Lei da Gesù, ogni accento di quel labbro soave, mentre sollevava Maria sulle ali dell'amore materno, la precipitava nell'investigabile abisso del più acerbo dolore. Se la Vergine si compiaceva nel contemplare quel volto leggiadro, tosto la conturbava il desolante pensiero che un giorno quel volto sarebbe stato sformato dalle percosse e ricoperto dal gelido sudore della morte; se ne mirava la fronte divina, su cui si divideva la bionda capigliatura, Maria soffriva pensando all'orribile serto da cui sarebbe stata un giorno incoronata.
Questi sentimenti dolorosi si tramutarono in realtà, quando giunse per Maria il momento solenne di assistere alla divina passione. Tutto quello che Ella sofferse sin qui, altro non fu che la preparazione del martirio che l'attendeva sull'erta fatale del Golgota. Quando Gesù morì, la terra tremò, si spaccarono le pietre, cominciarono ad addensarsi le tenebre sul creato; a queste manifestazioni della natura indignata, la folla dei curiosi, colta da panico, si diradò. L'invitta Madre allora si accostò ancor più alla croce per unire il proprio martirio a quello del Salvatore.
L'addoloratissima Madre accolse più tardi sulle sue ginocchia le spoglie dell'adorato Figliuolo.
Questo fu il prezzo che la Madonna dovette pagare per la rigenerazione dell'umanità e meritarsi la sublime dignità di Madre universale. Tale infatti fu proclamata Maria nel modo più solenne al cospetto del cielo e della terra dalla voce di un Dio agonizzante.
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📌 VANGELO DELLA FESTA
Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 19,25-27
In quel tempo, stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria madre di Clèopa e Maria di Màgdala.
Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre!». E da quell’ora il discepolo l’accolse con sé.
LE PAROLE DEI PAPI
Giovanni, unico dei Dodici presente al Calvario, ha visto e ha testimoniato che sotto la croce, insieme alle altre donne, c’era la madre di Gesù (v. 25). E ha sentito con le sue orecchie le ultime parole del Maestro, tra le quali queste: «Donna, ecco tuo figlio!», e poi, rivolte a lui: «Ecco tua madre!» (v. 26-27). La maternità di Maria attraverso il mistero della Croce ha fatto un salto impensabile: la madre di Gesù è diventata la nuova Eva, perché il Figlio l’ha associata alla sua morte redentrice, fonte di vita nuova ed eterna per ogni uomo che viene a questo mondo. (…) La fecondità della Chiesa è la stessa fecondità di Maria; e si realizza nell’esistenza dei suoi membri nella misura in cui essi rivivono, “in piccolo”, ciò che ha vissuto la Madre, cioè amano secondo l’amore di Gesù. Tutta la fecondità della Chiesa (…) dipende dalla Croce di Cristo. Altrimenti è apparenza, se non peggio. Ha scritto un grande teologo contemporaneo: «Se la Chiesa è l’albero cresciuto dal piccolo granello di senapa della croce, quest’albero è destinato a produrre a sua volta granelli di senapa, e quindi frutti che ripetono la forma della croce, perché proprio alla croce devono la loro esistenza» (H.U. von Balthasar, Cordula ovverosia il caso serio, Brescia 1969, 45-46). (Leone XIV - Omelia nella Santa Messa in occasione del Giubileo della Santa Sede, 9 giugno 2025)
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📌 FIGLI DI DIO NEL CUORE DELLA MADRE CROCIFISSA DEL DIO CROCIFISSO
Non esiste maternità senza dolore. Anche se in questa epoca, che rifugge il dolore come nessun'altra, tra il moltiplicarsi di parti cesarei e anestetizzati, la sofferenza legata alla maternità sembra un tabù da cancellare. Ma il dolore del parto ha radice antica, nel peccato dei progenitori, al fondo dell'esistenza dell'uomo; è un segno della condizione umana, la cruda conseguenza della libertà tradita dalla superbia, il salario che ci consegna il peccato. E' un fatto, è lì, come lo sono la morte, la malattia, il sudore sulla fronte affaticata dal lavoro, le difficoltà e le tensioni nelle relazioni umane, specie in quelle delle coppie. Ma segna anche quel legame carnale e profondo che lega il figlio a sua madre, perché la ferita originale li unisce nella mendicanza di amore e redenzione. Una madre impara a conoscere intimamente le sofferenze del figlio custodendolo in grembo e partorendolo a prezzo di dolori lancinanti. E' l'amore crocifisso, che si purifica tra grida, lacrime e angosce, che impara la gratuità sulle orme della debolezza. Quel grido definisce la grandezza e la debolezza di una donna come madre; racchiude l'essenza stessa della maternità, quell'unicum che la pone sulla soglia che separa carne e spirito, terra e Cielo. Ogni donna che grida dal versante della carne e del peccato, impaurita dalla morte, è la profezia d'un parto di speranza, di misericordia e vita eterna. Il parto è già segno del combattimento escatologico tra la vita e la morte, tra la menzogna e la verità, a cui, ogni madre, misteriosamente, è associata. Il parto, infatti, è la porta sulla vita, la memoria d'una realtà che spera un di più. E Maria era lì, su quella porta. Maria guardava, fissava quel suo Figlio crocifisso, sulla soglia di quella morte che dischiudeva la vita. Era lì, e la spada a trapassarle l'anima: "Del resto non avrebbe raggiunto la carne del Figlio se non passando per l'anima della Madre" (San Bernardo). Il dolore nella carne da cui era stata preservata durante il parto nella notte di Betlemme si destava in quell'ora, l'ora del suo Figlio, la sua stessa ora, perché "Colei che fu crocifissa concepì il crocifisso" (San Bonaventura). Ogni dolore, di ogni uomo, di ogni tempo, s'era addensato nel corpo e nell'anima del suo Figlio. Non poteva non raggiungere Lei, la Madre. Era coinvolta nello stesso travaglio, e così diventava, lì presso la Croce, Madre della Chiesa nascente.
La Chiesa nasce così, nel dolore per poter lenire ogni dolore. Ogni volta che si annuncia il Vangelo e i piccoli lo accolgono per dare vita a una comunità, gli apostoli non possono che sperimentare lo stesso dolore; l'evangelizzazione è un parto che getta la Chiesa nel combattimento escatologico; lo scriveva San Paolo, raccontando come la sua missione si fosse svolta tra "fatiche, prigionie, percosse, spesso in pericolo di morte. Maria sentiva dentro il dolore del Figlio, le trapassava l'anima. Così è di ogni apostolo, pastore o catechista, missionario agli estremi confini della terra o madre di otto figli, cappellano dell'ospedale o padre alle prese con un figlio difficile, parroco o impiegato in banca: come Maria ai piedi della Croce anche per noi è preparato un parto, e in esso una "spada". In ogni dolore, problema, avversità che sperimentiamo la lama che ha trafitto l'anima di Maria penetra anche nella nostra facendoci partecipi dei suoi "sette dolori", perché accanto a noi "stanno presso la Croce di Cristo" i "discepoli che Gesù ama". Forse non lo sono ancora, probabilmente si sono allontanati da Dio e lo stanno addirittura bestemmiando. Ma Gesù guarda a tutti come ha guardato noi quando peccavamo, e ci ha amato. Dio ha amato il mondo da dare il suo Figlio, e il suo Figlio ha tanto amato il mondo da dare a noi sua Madre perché il suo amore giungesse a noi. Ci ha donato Maria, perché nelle stesse viscere di misericordia dove Lui, che era Dio, ha assunto la natura umana, noi che siamo uomini, potessimo ricevere la natura divina. E questo si è compiuto ai piedi della Croce, dove Gesù ha voluto deporre nel seno di Maria il suo Mistero Pasquale perché attraverso di Lei potessimo esserne partecipi. Non dobbiamo far altro che accogliere Maria nella nostra casa, nella nostra intimità, laddove siamo, così come siamo. Lei ci ha partoriti, e continua ogni giorno ad amarci come per partorirci di nuovo alla Vita nuova. Lei ci è Madre nel dolore, perché di nessuno è indifferente, tutti la riguardano, ciascuno ha ferito il suo stesso cuore. Ad ogni Golgota il suo sguardo ci cerca con amore per spingerci a prenderla con noi, perché accoglie Maria solo chi è già stato accolto nelle sue viscere di misericordia. Sul Golgota del perdono nasce un matrimonio, come il ministero di un presbitero o la clausura di una sposa di Cristo. Qui scaturisce la fecondità della vecchiaia, della malattia, dei rovesci economici: "è l'amore che crea la sofferenza; solo chi ama ha la capacità di soffrire, e di partecipare alla sofferenza degli altri" (P. Claudel). Sotto la Croce, con Maria, sapremo piangere il dolore di chi ci è accanto, sfiorarlo con gesti e parole ispirate da Dio, perché esso possa unirsi, nell’amore, al dolore di Cristo crocifisso. Madri nella Madre, perché figli nel suo Figlio: madre di tuo marito, di tua moglie, dei tuoi figli e dei fratelli, madri che accolgono tutti nella misericordia perché in essa conoscano il Signore.
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📌 RIFLESSIONE
L’Addolorata.
«Madre mia, Ti affido tutti i miei figli; tutto l’Amore che senti per Me, sentilo per loro. Tutte le tue premure e tenerezze materne siano per i miei figli, Tu Me li salverai tutti.
La tua Mamma accetta. Intanto le pene sono così forti che Ti riducono di nuovo al silenzio. Intendo, o mio Gesù, riparare le offese che si fanno alla Santissima Vergine, le bestemmie e le ingratitudini di tanti che non vogliono riconoscere i benefici che Tu hai fatto a tutti, dandocela per Madre. Come possiamo noi ringraziarti di tanto beneficio? Ricorriamo, o Gesù, alla tua stessa Fonte e Ti offriamo il tuo Sangue, le tue Piaghe, l’Amore infinito del tuo Cuore.
O Vergine Santissima, quale non è la tua commozione nell’udire la Voce del buon Gesù che Ti lascia a noi tutti per Madre. Te ne ringraziamo, o Vergine benedetta, e, per ringraziarti come meriti, Ti offriamo gli stessi ringraziamenti del tuo Gesù.
O dolce Mamma, sii Tu la nostra Madre, prendi cura di noi e non permettere mai che Ti offendiamo anche minimamente. Tienici sempre stretti a Gesù, con le tue mani legaci tutti, tutti a Lui, in modo da non potergli sfuggire più mai. Con le tue stesse intenzioni, intendo per tutti riparare le offese che si fanno al tuo Gesù ed a Te, dolce Mamma mia» (L. Piccarreta, “Le 24 Ore della Passione di N.S.G.C.”, 21ª Ora: dall’una alle 2 del pomeriggio).
Gesù morto e il dolore della Mamma.
«Addolorata Mamma, Ti vedo baciare gli occhi spenti di Gesù e mi sento trafitta nel vedere che Gesù più non Ti guarda. Quante volte quegli sguardi divini, guardandoti, Ti imparadisavano e Ti facevano risorgere da morte a vita! Ed ora, non vedendoti guardata, Ti senti morire. Perciò negli occhi di Gesù deponi i tuoi e prendi per te i suoi, le sue lacrime ed amarezze nel vedere le offese delle creature, i tanti insulti e disprezzi.
Ma vedo, trafitta Mamma mia, che baci le sue Santissime orecchie, e Lo chiami e richiami, dicendo:
«Figlio mio, possibile che più non Mi ascolti, Tu che ad ogni mio piccolo cenno mi sentivi? Ed ora piango, Ti chiamo e non Mi ascolti? Ah, l’Amore è il più crudele tiranno! Tu eri per Me più che la mia stessa Vita, ed ora dovrò sopravvivere a tanto dolore? Perciò, o Figlio, lascio il mio udito nel tuo e prendo per Me ciò che ha sofferto il tuo udito santissimo, l’eco di tutte le offese che in esso risuonavano. Solo questo Mi può dare vita: le tue pene, i tuoi dolori»» (L. Piccarreta, “Le 24 Ore…”, 24ª Ora: dalle 4 alle 5 del pomeriggio).
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📌 Dai «Discorsi» di SAN BERNARDO, abate(Disc. nella domenica fra l'ottava dell'Assunzione 14-15; Opera omnia, ed. Cisterc. 5 [1968] 273-274)
La Madre di Gesù stava presso la croce
Il martirio della Vergine viene celebrato tanto nella profezia di Simeone, quanto nella storia stessa della passione del Signore. Egli è posto, dice del bambino Gesù il santo vegliardo, quale segno di contraddizione, e una spada, dice poi rivolgendosi a Maria, trapasserà la tua stessa anima (cfr. Lc 2, 34-35).
Una spada ha trapassato veramente la tua anima, o santa Madre nostra! Del resto non avrebbe raggiunto la carne del Figlio se non passando per l'anima della Madre. Certamente dopo che il tuo Gesù, che era di tutti, ma specialmente tuo, era spirato, la lancia crudele non potè arrivare alla sua anima. Quando, infatti, non rispettando neppure la sua morte, gli aprì il costato, ormai non poteva più recare alcun danno al Figlio tuo. Ma a te sì. A te trapassò l'anima. L'anima di lui non era più là, ma la tua non se ne poteva assolutamente staccare. Perciò la forza del dolore trapassò la tua anima, e così non senza ragione ti possiamo chiamare più che martire, perché in te la partecipazione alla passione del Figlio, superò di molto, nell'intensità, le sofferenze fisiche del martirio.
Non fu forse per te più che una spada quella parola che davvero trapassò l'anima ed arrivò fino a dividere anima e spirito? Ti fu detto infatti: «Donna, ecco il tuo figlio» (Gv 19, 26). Quale scambio! Ti viene dato Giovanni al posto di Gesù, il servo al posto del Signore, il discepolo al posto del maestro, il figlio di Zebedeo al posto del figlio di Dio, un semplice uomo al posto del Dio vero. Come l'ascolto di queste parole non avrebbe trapassato la tua anima tanto sensibile, quando il solo ricordo riesce a spezzare anche i nostri cuori, che pure sono di pietra e di ferro?
Non meravigliatevi, o fratelli, quando si dice che Maria è stata martire nello spirito. Si meravigli piuttosto colui che non ricorda d'aver sentito Paolo includere tra le più grandi colpe dei pagani che essi furono privi di affetto. Questa colpa è stata ben lontana dal cuore di Maria, e sia ben lontana anche da quello dei sui umili devoti.
Qualcuno potrebbe forse obiettare: Ma non sapeva essa in antecedenza che Gesù sarebbe morto? Certo. Non era forse certa che sarebbe ben presto risorto? Senza dubbio e con la più ferma fiducia. E nonostante ciò soffrì quando fu crocifisso? Sicuramente e in modo veramente terribile. Del resto chi sei mai tu, fratello, e quale strano genere di sapienza è il tuo, se ti meravigli della solidarietà nel dolore della Madre col Figlio, più che del dolore del Figlio stesso di Maria? Egli ha potuto morire anche nel corpo, e questa non ha potuto morire con lui nel suo cuore? Nel Figlio operò l'amore superiore a ogni altro amore. Nella Madre operò l'amore, al quale dopo quello di Cristo nessun altro amore si può paragonare.
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🙏🏻 SUPPLICA A MARIA ADDOLORATA
Mi rivolgo a Te, Madre Santissima del Signore, Tesoriera di tutte le grazie.
Tu, Madre di Dio, hai ricevuto ogni potere e privilegio, e puoi maternamente soccorrere coloro che a Te fiduciosi si rivolgono nel tempo della prova, nel loro cammino di dolore e di speranza.
Tu, Vergine Addolorata, che hai vissuto nel cuore quanto il Tuo Divin Figlio ha sofferto nel Corpo, e perciò anche il dolore e l’umiliazione della sua Incoronazione di spine, per cui in verità puoi essere chiamata
Vergine SS.ma delle Spine, insegnami a contemplare e a condividere la Passione del Verbo di Dio fatto Uomo nel Tuo Grembo; guarda alle mie sofferenze ed alle mie pene, e concedi-mi di viverle insieme con Te associato al Mistero della Croce, in comunione di intenzioni per la conversione dei peccatori, per l’unione dei cristiani, per la santificazione del Clero, per l’avvento del Regno di Dio, Regno di giustizia, di amore e di pace.
Fa’, o Madre, che insieme con Te e con una moltitudine di fratelli giunga anch’io a partecipare alla Gloria del Tuo figlio. AMEN
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🙏🏻 LA DEVOZIONE AI SETTE DOLORI DI MARIA
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https://youtu.be/9voSUDm39Jw?is=B2qDHxj9riXSMndp
La Madre di Dio rivelò a Santa Brigida che, chiunque reciti sette "Ave Maria" al giorno meditando sui suoi dolori e sulle sue lacrime e diffonda questa devozione, godrà dei seguenti benefici:
1. La pace in famiglia.
2. L’illuminazione circa i misteri divini.
3. L'accoglimento e la soddisfazione di tutte le richieste purché siano secondo la Volontà di Dio e per la salvezza della sua anima.
4. La gioia eterna in Gesù e in Maria.
PRIMO DOLORE: La rivelazione di Simeone
Maria Santissima offre Gesù a Dio Padre, offre la vittima pura, santa e immacolata, e con Lui offre se stessa, chiamata ad essere la Corredentrice universale: per questo Gesù sarà Vittima crocifissa e Lei avrà l'anima trapassata dalla "spada" del dolore per tutti i peccati del mondo.
Ave Maria...
SECONDO DOLORE: La fuga in Egitto
Maria Santissima fugge in esilio con San Giuseppe per salvare la vita di Gesù Bambino minacciato di morte. Il dramma di dolore dell'esilio di Maria è grazia di sostegno per tutti noi "esuli figli di Eva" chiamati, da questa terra di esilio, alla Patria dei Cieli a cui arrivare per la via della croce da Lei sostenuti e confortati.
Ave Maria...
TERZO DOLORE: Lo smarrimento di Gesù nel Tempio
Maria Santissima soffre un'angoscia terribile per lo smarrimento di Gesù a Gerusalemme. Per tre giorni Ella ricerca il Figlio e lo ritrova nel tempio. Smarrire Gesù, perdere Gesù: è la più grande disgrazia che ci possa capitare, perchè solo Lui è la Via, la Verità e la Vita. Bisogna subito ricercarlo nel tempio, nella casa del Signore, accostandosi ai Sacramenti della Confessione e della Comunione.
Ave Maria...
QUARTO DOLORE: L'incontro con Gesù sulla via del Calvario
Maria Santissima incontra Gesù sulla strada del Calvario e percorre con Lui il cammino doloroso fino al Golgota, portando nel cuore la Croce di Gesù come una "spada" che penetra sempre più a fondo nella Sua anima per la redenzione dell'umanità peccatrice. Con Maria addolorata seguiamo anche noi Gesù, portando la Croce della nostra salvezza.
Ave Maria...
QUINTO DOLORE: La crocifissione e la morte di Gesù.
Maria Santissima Addolorata è presente alla crocifissione e morte di Gesù e soffre nel Suo cuore di Madre tutti gli strazi del corpo di Gesù inchiodato alla Croce, abbeverato di fiele, trafitto al costato. Qui la "spada" di dolore ha trapassato tutta l'anima di Maria, ma Ella ha offerto tutto sempre unita al Figlio Redentore come Corredentrice universale di salvezza. Ella voglia stampare nelle nostre anime l'immagine del Crocifisso.
Ave Maria...
SESTO DOLORE: La deposizione di Gesù tra le braccia di Maria
Maria Santissima riceve fra le braccia Gesù deposto dalla Croce. Questa è l'immagine della pietà ma è anche l'immagine della maternità sacerdotale della Corredentrice universale che offre al Padre la Vittima divina, Ostia di salvezza per tutti gli uomini di ogni tempo e luogo. O Madre pietosa, tieni anche noi fra le Tue braccia per offrirci a Dio.
Ave Maria...
SETTIMO DOLORE: La sepoltura di Gesù e la solitudine di Maria
Maria Santissima depone il corpo di Gesù nel sepolcro per attendere con fede invitta la sua resurrezione. Il sepolcro di Gesù è un sepolcro di vita e di gloria e così sarà del sepolcro di ogni redento che accoglie il Redentore. Mentre il sepolcro di chi rifiuta Cristo sarà sepolcro di perdizione eterna. Madre Addolorata, deponi anche noi nel sepolcro di Gesù, per risorgere un giorno come Lui alla vita eterna.
Ave Maria...